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Come recuperare la linea dopo le feste senza sacrifici

Come recuperare la linea dopo le feste senza sacrifici

Dopo i vari cenoni ti senti fuori forma? Hai mangiato troppo giocandoti la silhouette invidiabile che avevi prima delle feste? Niente paura! Ecco come recuperare la linea dopo le feste velocemente e senza troppi sacrifici. Con un programma intensivo di pochi giorni potrai riprendere il controllo della situazione e ritrovare una forma smagliante. E questo senza patire la fame o trascorrere molte ore in palestra.

Come recuperare la linea dopo le feste senza sacrifici

No al digiuno!

Prima di tutto, NON digiunare. Diversamente rispetto a quanto si possa pensare, il digiuno non aiuta a dimagrire. Inizialmente puoi perdere peso, che però recuperi subito dopo “con gli interessi”. Sì, perché il digiuno incide negativamente sul metabolismo e sulla nostra salute.

E quindi come recuperare la linea dopo le feste?

Ecco il nostro programma.

Programma di 2 settimane: come recuperare la linea dopo le feste

Affidiamoci a un programma semplice, che non richieda preparazioni complesse o grandi privazioni.

Solo così riusciremo a non desistere e a ottenere un risultato stabile nel tempo.

1. Bevande

Bere 1,5 litri di acqua al giorno (non gassata) a piccoli sorsi, lontano dai pasti principali. Evitare bevande gassate, zuccherine e alcolici.

2. Colazione

A colazione assumere una bevanda dietetica naturale con tutti i nutrienti per affrontare con energia la giornata.

Noi abbiamo scelto una bevanda dietetica al cioccolato: Chocolate Slim

Per preparare la bevanda, unire:

  • 220 ml d’acqua
  • 14 grammi di prodotto

Bere Chocolate Slim al posto della colazione significa che il tuo corpo assumerà 217 calorie, 10 g di carboidrati, 17 g di proteine, 23 oligoelementi e vitamine, nonché la quantità necessaria di fibre.

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3. Snack metà mattina

Uno snack a metà mattina è consentito, ma evitare i dolci.

Ideale una spremuta d’arancia, un frutto o uno yogurt.

4. Pranzo

Abbondare in proteine e verdure. Limitare pane, pasta e dolci. Pranzo tipo:

  • carne magra (vitellone, polpa di maiale, coscio di pollo o tacchino senza pelle) o 200 grammi di pesce (dentice, trota, pesce spada) o 1 uovo
  • verdura di stagione
  • quantità moderata (60 grammi) di pane

5. Snack metà pomeriggio

Uno snack a metà mattina pomeriggio è consentito, ma evitare i dolci.

L’ideale è una tisana, un tè o un caffè.

6. Cena

Abbondare in proteine e verdure. Sostituire pane e pasta col riso. Evitare i dolci. Cena tipo:

  • verdure di stagione
  • formaggio stagionato, carne o pesce
  • quantità moderata (60 grammi) di riso

7. Attività fisica

L’attività fisica è davvero benefica per corpo e mente.

Salvo controindicazioni mediche, pratica 30 minuti di sport al giorno, per 2 settimane.

Questo ti aiuterà a ripristinare uno stile di vita sano.

Se non sei sportivo, basta anche una camminata di 30 minuti al giorno!

“Quanti chili perdo in 2 settimane con questo programma?”

Dipende dal tuo fisico ma normalmente con questo programma perdi minimo 2 chili e mezzo a settimana.

E questo senza patire la fame né sentire il peso delle rinunce.

Controindicazioni?

Ognuno di noi può avere esigenze specifiche, intolleranze alimentari, patologie ecc. Quindi, prima di affrontare qualsiasi tipo di dieta dimagrante e attività sportiva è sempre necessario consultare il proprio medico di fiducia.

Ora sai come recuperare la linea dopo le feste velocemente e senza troppi sacrifici!

Quindi cosa aspetti? Procurati Chocolate Slim e segui il programma indicato per 2 settimane. Al termine ti sentirai di nuovo in forma, pronto per affrontare il nuovo anno con un fisico formidabile!

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dieta rapida

Dieta Rapida: come perdere peso velocemente in 3 semplici step

I modi per fare una dieta rapida sono tanti, ma la maggior parte di essi produce fame e malessere. Perciò, quando iniziamo a seguire una dieta dimagrante, in breve desistiamo. Perché la fame è troppa, e ci induce a rinunciare rapidamente ai nostri piani.

dieta rapida

 

Tra tentazioni irrinunciabili, vita sedentaria e grandi mangiate delle feste, l’ago della bilancia ha oltrepassato i limiti accettabili? Allora, è tempo di agire!

Ora ti proporremo una soluzione naturale, con cui potrai ridurre il tuo appetito. Riducendo l’appetito in modo significativo, dimagrirai rapidamente, senza avvertire la fame. E, come vantaggio extra, migliorerai la tua salute metabolica. Davvero straordinario, no!?

Ecco la nostra Dieta Rapida: un semplice piano in 3 step per perdere peso velocemente.

Cominciamo!

Step 1. Ridurre drasticamente zuccheri e amidi

Questo è lo step più importante per una dieta rapida dai fantastici risultati. Infatti, zuccheri e amidi sono gli alimenti che stimolano maggiormente la secrezione di insulina.

In caso tu ancora non lo sappia: l’insulina è il principale ormone della memoria grassa nel corpo.

Quando l’insulina scende:

  • il corpo inizia a bruciare i grassi
  • e i reni eliminano l’eccesso di sodio e acqua nel corpo

Come effetto, si riduce il sovrappeso.

In una settimana, con questo tipo di alimentazione, si può persino arrivare a perdere 5 chili!

E questo perché ci si libera di liquidi e grasso corporeo in eccesso.

Se confrontiamo i risultati delle diete Low Fat con le diete Low Carb, ci rendiamo conto di un fenomeno significativo:

  • chi si sottopone a una dieta Low Fat, soffre maggiormente la fame
  • invece, chi segue una dieta Low Carb, mangia fino a sazietà e continua ad ottenere risultati nel tempo.

Quindi cosa fare per una dieta rapida?!

Elimina i dolci, riduci in modo drastico pane e pasta… Insomma: taglia i carboidrati. Il tuo livello d’insulina si abbasserà, ridurrai l’appetito e dimagrirai senza patire la fame.

Step 2. Mangia proteine, grassi e verdure

Una dieta che si rispetti non dovrebbe mai produrre carenze nutrizionali.

E quindi, durante la tua “dieta rapida”, ognuno dei pasti dovrebbe includere:

  1. una fonte proteica,
  2. una fonte di grassi
  3. e verdure a basso contenuto di carboidrati.

Se i tuoi pasti saranno così composti, assumerai carboidrati nella misura consigliata di 20-50 grammi al giorno.

Fonti proteiche:

Assumere proteine in ogni pasto aumenta il metabolismo, permettendo di bruciare 80-100 calorie in più al giorno.

Inoltre, così facendo diminuisce il senso di fame e quindi la tentazione di ricorrere a snack fuori pasto.

Senza ombra di dubbio, quando si tratta di perdere peso, le proteine svolgono un ruolo cruciale.

Ma è anche molto importante variare tra le fonti proteiche a disposizione, privilegiando: pesce azzurro (fonte di Omega 3) e carne bianca. Inoltre si possono assumere anche proteine attraverso carne rossa e uova.

Fonti di grassi:

Olio d’oliva, olio di avocado, olio di cocco, burro, sego.

Per cucinare, il migliore è l’olio di cocco, perché è ricco di grassi chiamati trigliceridi a catena media. Questi grassi sono più appaganti di altri e possono aumentare leggermente il metabolismo.

In ogni caso, non rinunciare a questa componente della tua “dieta rapida”. Altrimenti finirai col sentire troppo la fame e rinunciare ai tuoi propositi.

Verdure a basso contenuto di carboidrati:

Per una dieta rapida efficace, non esitare a riempirti il piatto di queste verdure a basso contenuto di carboidrati. Puoi mangiarne grandi quantità senza andare oltre i 20-50 grammi di carboidrati al giorno.

  • Aglio
  • Peperoni dolci
  • Broccoli
  • Asparagi
  • Zucchine
  • Funghi
  • Fagioli verdi
  • Avocado
  • Cavolfiore
  • Spinaci
  • Cavoletti di Bruxelles
  • Cavolo
  • Bietola
  • Lattuga
  • Cetriolo
  • Sedano
  • Pomodori
  • Ravanelli
  • Cipolle
  • Melanzane
  • Carciofi

Quindi, ricorda di assemblare in ogni pasto con una fonte proteica, una fonte di grassi e un vegetale a basso contenuto di carboidrati. Questo conterrà i carboidrati assunti tra 20 e 50 grammi e abbasserà drasticamente i tuoi livelli di insulina.

Step 3. Un’ora di esercizio fisico per tre volte alla settimana

Per una dieta rapida, l’esercizio fisico non è vitale. Tuttavia, noi o raccomandiamo enormemente, per tutti coloro che non abbiano controindicazioni mediche. Infatti, non solo aiuta a bruciare grassi e aumenta il metabolismo, ma sposta il tuo focus sulla forma fisica, distogliendoti dal cibo come forma di antistress.

L’opzione migliore è andare in palestra 3-4 volte alla settimana. Fai un riscaldamento, sollevamento pesi, infine stretching.

Se per te andare in palestra è una novità, non preoccuparti: avrai un trainer a disposizione per spiegarti gli esercizi.

Sollevare pesi aiuta a bruciare calorie e impedire il rallentamento del metabolismo che può conseguire alla perdita di peso. In parte, i muscoli prendono il posto del grasso e ciò aiuta tra l’altro a livello estetico.

Comunque, se ci sono per te delle controindicazioni a fare sollevamento pesi, verifica col tuo medico se puoi fare esercizi cardio come correre, fare jogging, nuotare o camminare. Esatto: anche dimagrire camminando è un’opzione!

Prevedi un Day Off a settimana

Se prosegui questa dieta più a lungo di una settimana, prevedi un day off. In sostanza, prevedi un giorno a settimana in cui ti concedi più carboidrati. Idealmente, dovresti privilegiare i carboidrati più sani: avena, quinoa, riso, patate, frutta, ecc.

Però questa eccezione alla regola non deve superare 1 giorno a settimana. Altrimenti il piano per la tua dieta rapida non avrà molto successo.

In questo day off potrai acquisire del peso, che però perderai nei giorni seguenti.

In questa dieta rapida, è necessario controllare calorie e porzioni?

NO. L’obiettivo principale è quello di mantenere i carboidrati sotto i 20-50 grammi al giorno e ottenere il resto delle calorie da proteine ​​e grassi.

Altri suggerimenti per una dieta rapida:

È molto importante attenersi alle tre regole, ma ci sono alcune accorgimenti per accelerare i risultati della nostra dieta rapida.

  1. Assumi una colazione ad alto contenuto proteico. È stato dimostrato che questo riduce il desiderio e l’apporto calorico durante il giorno.
  2. Evita bevande zuccherate e succo di frutta. Infatti, sono elementi deleteri per chi vuole perdere peso.
  3. Bevi dell’acqua lontano dai pasti. In questo modo, velocizzerai la tua perdita di peso.
  4. Mangia cibi sani, non troppo elaborati e privilegia i cibi integrali.
  5. Mastica lentamente. In questo modo, aumenta il tuo senso di sazietà.
  6. Infine, dormi a sufficienza: chi non dorme abbastanza rischia maggiormente l’aumento di peso.

Quanto peso perdo con questa dieta rapida?

In una settimana (la prima), si possono perdere 2-5 kg.

Se il tuo obiettivo è di perdere 2-5 chili, non impiegherai molto tempo, ma solo pochi giorni. Per questo, parliamo di “dieta rapida”!

Tuttavia, se i tuoi obiettivi vanno oltre, puoi proseguire. Prevedi un day off (come abbiamo spiegato sopra); e naturalmente consulta il tuo medico di fiducia, per verificare che questo cambiamento di abitudini alimentari non abbia effetti negativi nel tuo caso.

Il dimagrimento nelle settimane successive alla prima sarà inferiore, perché già avrai eliminato i liquidi in eccesso. Se sei nuovo a dieta, allora probabilmente il dimagrimento sarà più rapido. Più peso hai da perdere, più velocemente lo perderai.

Per i primi giorni potresti sentirti un po’ strano. Se il tuo corpo ha sempre bruciato carboidrati, dovrà abituarsi a bruciare i grassi. In genere, dopo i primi giorni questa sensazione svanisce; e assumere un po’ di sodio (ad esempio una taza di brodo caldo) può aiutare.

Normalmente, ridurre gli zuccheri porta a un’aumentata energia e benessere. I trigliceridi tendono a scendere, così come il colesterolo cattivo. In più, la pressione migliora. Noi raccomandiamo sempre di consultare il medico di fiducia prima di intraprendere una qualsiasi dieta.

Per concludere, questa dieta rapida è proficua e facile da seguire. Potrai mangiare fino a sazietà e perdere peso. Incredibile, no!? Cosa aspetti ad iniziare?

In bocca al lupo, da Dieta Drastica e Supplements Advisor! 😉

dieta a zona

Dieta a zona: bilanciamento tra proteine, grassi e carboidrati

Essenzialmente, la dieta a zona è una dieta a basso indice glicemico, che bilancia tra loro proteine, grassi e carboidrati. L’obiettivo è permettere di raggiungere la forma ottimale.

Carboidrati 35-45% Proteine 30% Lipidi 30%

dieta a zona

La dieta a zona limita i carboidrati al 35-45% delle calorie giornaliere, portando sia proteine che lipidi al 30%. E raccomanda di assumere solo carboidrati con un indice glicemico basso.

L’indice glicemico di un alimento è una stima dell’aumento della glicemia dopo la sua assunzione; tiene in considerazione:

  • quanti carboidrati sono contenuti nell’alimento
  • e quanto quel quantitativo farà aumentare i livelli glicemici.

Inizialmente, la dieta a zona, è stata sviluppata per ridurre l’infiammazione indotta dalla dieta. Secondo il suo ideatore, il biochimico Barry Sears, questa dieta porta a perdere peso, riducendo il rischio di sviluppare patologie croniche.

Come funziona la dieta a zona

Nella dieta a zona, si raccomanda di suddividere ogni pasto in:

  • 1/3 di proteine,
  • 2/3 di frutta e verdura
  • ed un minimo di grassi, ovvero un olio monoinsaturo (d’oliva, di avocado o di mandorle).

Inoltre, è indicato limitare l’assunzione di carboidrati con un alto indice glicemico, come banane, riso e patate.

Perdita di peso:

A ben vedere, gli studi sugli effetti delle diete con basso indice glicemico relativi alla perdita di peso sono controversi:

  • alcuni di essi sostengono che una dieta di questo genere promuova il calo ponderale e riduca l’appetito,
  • mentre altri mostrano solamente una perdita di peso ridotta rispetto ad altri regimi dietetici dimagranti.

Altri benefici:

Il vantaggio principale di questa dieta è la riduzione dei fattori di rischio relativi a patologie cardiocircolatorie, come una riduzione dei valori di colesterolo e trigliceridi.

Un studio, inoltre, mostra come la dieta a zona possa migliorare il controllo della glicemia, ridurre il girovita e l’infiammazione negli individui in sovrappeso o obesi affetti da diabete di tipo 2.

Svantaggi:

Questo regime dietetico non ha grosse problematiche. Viene criticata la limitazione al consumo di fonti di carboidrati salutari, come banane e patate.

Conclusioni

La dieta a zona è una dieta a basso indice glicemico. Gli studi relativi alla sua efficacia per la perdita di peso sono inconsistenti; tuttavia, questo regime dietetico migliora molti indicatori di salute e riduce il rischio di patologie cardiovascolari.

Resta in forma con notizie e consigli di Dieta Drastica!

 

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dieta low carb

Dieta Low Carb: pochi carboidrati e veloce dimagrimento

Le diete a basso contenuto di carboidrati sono in voga da decenni; vengono utilizzate soprattutto per la perdita di peso. Esistono numerosi tipi di dieta low carb; e tutti si basano sul limitare il quantitativo giornaliero di carboidrati: da 20 a 150 g al giorno. Una dieta di questo tipo punta ad utilizzare i lipidi, al posto dei carboidrati, come fonte primaria di energia.

dieta low carb

Come funziona la dieta low carb:

Le dieta low carb non pone un limite alle proteine ed ai lipidi giornalieri ma limita drasticamente l’introito di carboidrati.

Con l’assunzione limitata di carboidrati, gli acidi grassi vengono immessi nel torrente circolatorio e raggiungono il fegato; qui alcuni di essi vengono trasformati in chetoni; l’organismo utilizza acidi grassi e chetoni come fonte primaria di energia, in assenza di carboidrati.

L’organismo utilizza acidi grassi e chetoni come fonte primaria di energia, in assenza di carboidrati.

Perdita di peso:

Numerosi studi dimostrano la notevole efficacia della dieta low carb per la perdita di peso, soprattutto in individui in sovrappeso ed obesi.

Sembra, inoltre, molto efficace per la riduzione dell’obesità viscerale: un accumulo di lipidi attorno agli organi potenzialmente dannoso.

Chi segue una dieta dal contenuto di carboidrati molto ridotto raggiunge uno stato chiamato chetosi.

Diversi studi hanno dimostrato l’efficacia delle diete chetogeniche per la perdita di peso:

  • il calo ponderale risulta superiore al doppio rispetto a diete a basso contenuto di grassi e con restrizioni caloriche.

Altri benefici:

  • le diete low carb tendono a ridurre l’appetito ed il senso di fame, ottenendo così un’automatica riduzione delle calorie introdotte.
  • Inoltre, possono ridurre alcuni fattori di rischio relativi a patologie gravi; ad esempio: eccessivi livelli di trigliceridi, colesterolo, glicemia, insulina e pressione arteriosa.

Il calo ponderale risulta superiore al doppio rispetto a diete a basso contenuto di grassi e con restrizioni caloriche.

Svantaggi:

La  dieta low carb non è adatta a tutti. Alcuni potrebbero sentirsi bene e trovare eccezionale questo tipo di dieta; altri invece potrebbero percepirla come pessima e deprimente.

Può verificarsi, inoltre, un aumento del livello di LDL, il colesterolo “cattivo”.

In casi estremi, diete dal contenuto di carboidrati molto ridotto possono portare ad una grave condizione chiamata chetoacidosi; sembra essere più frequente nelle donne durante l’allattamento e, se non trattata, può portare alla morte.

Ad ogni modo, le diete low carb sono sicure per la maggior parte delle persone.

Le diete low carb sono sicure per la maggior parte delle persone.

Conclusioni:

La  dieta low carb riduce drasticamente l’introito di carboidrati, spingendo l’organismo ad utilizzare i grassi per ottenere energia. È estremamente utile per perdere peso e fornisce numerosi benefici per la salute generale.

Resta sempre in forma e in salute con Dieta Drastica!


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dieta delle tre ore infografica

Dieta delle tre ore per accelerare il metabolismo

Finalmente puoi riuscire a dimagrire! La dieta delle tre ore accelera il tuo metabolismo, aiutandoti a bruciare grassi, dimagrire e raggiungere il peso forma.

dieta delle tre ore infografica

Dieta delle tre ore: in cosa consiste

Si tratta di una dieta che richiede di mangiare ogni 3 ore. In particolare, occorre fare cinque pasti ad orari ben precisi. (Rispettare gli orari è cruciale per riuscire ad aumentare il metabolismo!)

E non è tutto qui. Occorre anche tenere sotto controllo sia le porzioni che le calorie (altrimenti si finisce per guadagnare peso anziché perderlo!).

La dieta delle 3 ore è stata ideata dall’esperto di fitness Jorge Cruise per accelerare il metabolismo ed aiutare a bruciare più grassi.

Questa dieta si basa su due presupposti:

  1. Quando non si mangia abbastanza e non si mangia regolarmente il corpo va in “modalità fame” accumulando i grassi come riserve
  2. al contrario, quando si mangia con regolarità, il corpo tende a bruciare più grassi.

Così, grazie a dei pasti frequenti e regolari è possibile resettare il metabolismo.

Cosa promette questa dieta

Cruise ha espressamente progettato la dieta delle tre ore per ridurre il grasso addominale. Seguendo fedelmente questa dieta si dovrebbe essere in grado di perdere circa 5 kg in due settimane; e ciò anche non praticando alcuna attività fisica.

Le 7 regole da seguire nella dieta delle tre ore

  1. Stabilisci un orario per ogni pasto e mangia sempre alla stessa ora ogni giorno.
  2. I pasti devono contenere 1450 calorie giornaliere in totale.
  3. Fai colazione entro un’ora dal risveglio; possibilmente alle 7:00 di mattina
  4. Mangia ogni 3 ore
  5. Smetti di mangiare almeno 3 ore prima di andare a letto
  6. I pasti principali devono contenere ciascuno 400 calorie
  7. Puoi mangiare un piccolo dessert da 50 calorie

Dieta delle 3 ore: menù

La maggior parte delle diete prevede un menu settimanale. Invece, la dieta delle tre ore non lo prevede.

Non ci sono cibi da evitare: basta non superare le calorie previste.

Anche se non c’è uno speciale menù da seguire per questa dieta, Cruise detta regole ferree per quanto riguarda le porzioni:

  1. Una porzione di carboidrati deve essere della misura del cubo di Rubik.
  2. Una porzione di proteine deve avere la dimensione di un mazzo di carte.
  3. Mentre il condimento dovrebbe idealmente essere equivalente al contenuto di un tappo di bottiglia.

In definitiva, questa dieta promuove una dieta bilanciata, con vegetali, frutta, proteine e carboidrati. Attenendocisi alle porzioni raccomandate, si tende naturalmente a mangiare più verdure.

Schema e calorie

  • 7:00 – 400 calorie (colazione)
  • 10:00 – 100 calorie (snack)
  • 13:00 – 400 calorie (pranzo)
  • 16:00 – 100 calorie (snack)
  • 19:00 – 400 calorie (cena)
  • Subito dopo cena: dolcetto da 50 calorie

Dieta delle tre ore: i pro e i contro

PRO:

  1. La dieta delle tre ore aiuta a gestire la fame; infatti sai sempre che mangerai di nuovo a breve!
  2. Puoi scegliere il cibo che preferisci e questo è un enorme vantaggio; è una dieta facile da seguire; altre diete richiedono uno speciale menù ed è proprio per questa ragione molte di esse falliscono.
  3. Questo piano dietetico è la scelta ideale per coloro che saltavano i pasti e ora tendono ad accumulare molto peso. Grazie alla dieta delle tre ore, puoi resettare il tuo metabolismo e perdere peso.
  4. Non hai tempo per fare esercizio? Questo piano dietetico va bene per te. Fare attività fisica è opzionale.
  5. Ancora non sei pronto a rinunciare ai tuoi cibi preferiti? Con la dieta delle tre ore, potrai ancora mangiarli in piccole porzioni e comunque perdere del peso.
  6. Purché tu segua fedelmente la dieta delle tre ore, non avrai bisogno dell’aiuto di integratori dietetici (come Phentaslim).

dieta drastica con phenq integratore alimentare brucia grassi per dimagrire

CONTRO:

  1. Specialmente per coloro che sono sempre in giro può essere difficile organizzarsi e fare dei pasti regolari ogni giorno; effettivamente questo richiede un’organizzazione incentrata intorno ai pasti; tuttavia la regolarità è davvero efficace quando si parla di accelerare il metabolismo.
  2. Contare le calorie può richiedere del tempo; considera di scaricare e utilizzare un’app a tale scopo.
  3. Rischio di abuso: se dovessi mangiare di più e più spesso di prima, senza controllare porzioni e calorie, finiresti per guadagnare peso.

L’idea di provare ti piace? Probabilmente la dieta delle 3 ore è la soluzione che stavi cercando!

Buona dieta delle tre ore, con Dieta Drastica e Supplements Advisor!

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educazione alimentare

Educazione alimentare: mangia bene e resta in forma!

L’alimentazione assume un’importanza fondamentale per la salute umana: la nostra sopravvivenza, il nostro accrescimento, il regolare funzionamento degli organi ed apparati sono assicurati solo da una corretta educazione alimentare.

educazione alimentare

Il modo in cui ci alimentiamo può essere fonte di malattia, se gli alimenti che scegliamo non rispecchiano le esigenze quantitative e qualitative del nostro organismo.

Per questo abbiamo raccolto tantissime informazioni utili sull’educazione alimentare. Speriamo tu possa trovare dei suggerimenti utili . L’educazione alimentare ci aiuta a vivere in salute e a stare in forma!

Storia e alimentazione

Ripercorrere alcune tappe è utile per capire l’importanza che oggi assume l’educazione alimentare.

Nei secoli scorsi, e in questo secolo fino alla fine del secondo conflitto mondiale, la maggior parte delle malattie connesse all’alimentazione erano legate a carenze alimentari globali o di alcuni nutrienti (vitamine in particolare).

Questo problema si manifestava per via della scarsa disponibilità di alimenti, particolarmente sentita in questo secolo durante i du­e periodi bellici.

Si poteva dunque morire di fame, nei periodi di carestia alimentare conseguenti a gravi calamità naturali (alluvioni, siccità, invasioni di parassiti, ecc.) o belliche.

In passato, anche al di fuori di questi periodi, l’alimentazione era abbondante solo per le classi più abbienti; ed erano perciò frequenti malattie come le avitamino­si: lo scorbuto, la pellagra, il beri-beri.

Questi problemi sono, nei Paesi economicamente più sviluppati, solo un ricordo del passato, anche se alcune fasce emarginate della popolazione di questi paesi possono, sporadicamente, esserne afflitte.

Tuttavia, restano ancora irrisolti per i Paesi del Terzo mondo dove ogni anno milioni di persone vengono deci­mate dalla fame, dalla carenza pressoché totale di alimenti.

Educazione alimentare: un grande cambio di tendenza

Nei Paesi occidentali, lo sviluppo di nuove e sempre più efficienti tecnolo­gie di produzione, di conservazione, trasformazione e distribuzione degli alimenti ha consentito un notevole incremento degli apporti alimentari.

La maggiore disponibilità quantitativa e l’enorme varietà di prodotti tra cui scegliere, hanno determinato la scomparsa pressoché totale delle patologie da carenze nu­trizionali.

Allo stesso tempo hanno però evidenziato una tendenza all’eccessivo e squilibrato consu­mo di alimenti; e poca attenzione all’educazione alimentare; con conseguenze altrettanto sfavorevoli per la salute umana:

  • aumento di incidenza dell’obesità (già in età scolare e pre-scolare);
  • aumento delle malattie cardiovascolari (aterosclerosi, infarto, ipertensione, ecc.).

Queste tendenze sfavorevoli sono particolarmente evidenti in Italia, dove, a partire dagli anni 50, il rapido sviluppo industriale ha determinato un radicale mutamento delle abitudini alimentari, condizionato anche da:

  • modelli alimentari di importazione (in particolare dagli U.S.A.);
  • attribuzione all’alimentazione del valore di “status symbol”; mangiare tanto e cibi costosi serve per “sfoggiare” una presunta appartenenza alle classi sociali più agiate;
  • da una “fame atavica”, ossia dal ricordo storico della fame sofferta nei tempi passati, che, per reazione, ha portato i nostri genitori ad iperalimentarci.

Dagli anni 50, in Italia si è dunque verificato un progressivo abbandono della dieta mediterranea (dieta tipica del contadino italiano degli anni ’50).

Questo appare paradossale, in quanto attualmente altri Paesi ricchi l’hanno presa come mo­dello per una sana educazione alimentare.

Alimentazione sana: la dieta mediterranea

La dieta mediterranea è in grado di ridurre i rischi di insorgenza delle “malattie della civiltà del benessere”: l’infarto, l’ipertensione arteriosa, ecc.

Esamineremo, nei prossimi paragrafi, le funzioni dei principi nutritivi, i fabbisogni per il nostro organismo e i rischi connessi  allo squilibrio alimentare.

Potremo così comprendere perché le attuali linee guida per una sana alimentazione italiana (elaborate dall’Istituto Nazionale della Nutrizione nel 1986) individuino come modello alimentare “ideale” la dieta mediterranea.

Varie sono le scelte alimentari che rendono la dieta mediterranea equilibrata:

  • consumo di alimenti prevalentemente di origine vege­tale, ricchi di amido e fibra, come pane, pasta (meglio se integrali);
  • frutta, or­taggi, olio di oliva per il condimento;
  • una più limitata assunzione di alimenti di origine animale.

In questo modo si riducono quelli ricchi di grassi (burro, latte intero, formaggi grassi, strutto, lardo) preferendo quelli più magri come latte parzialmente scremato, formaggi magri, pesce, carni magre (in particolare pollame e conigli).

Educazione alimentare: principi nutritivi e loro funzioni

Il nostro organismo è una macchina sempre “in moto”; e necessita di un costante apporto di combustibile da cui trarre l’energia per il suo funzionamento.

Le funzioni

L’alimentazione provvede a rifornire di combustibile la “macchina umana”; tuttavia gli alimenti non si limitano al rifornimento energetico, ma soddisfano, con i principi nutritivi in essi contenuti, 3 diverse funzioni:

  •   La prima è una FUNZIONE PLASTICA O COSTRUTTIVA;

I principi nutritivi aventi fun­zione plastica, permettono la costruzione delle strutture cellulari ed extracellulari del corpo umano; permettono inoltre la riproduzione delle cellule per l’accrescimento o per sostituirne altre andate perdute;

  • In secondo luogo una FUNZIONE ENERGETICA;

Alcuni principi nutritivi (grassi, zuccheri e pro­teine) agiscono come combustibili.

Da essi si può ricavare l’energia necessaria per attivare tutte le reazioni chimiche cellulari e per assicurare il funzionamento di apparati continuamente “al lavoro” e,  inoltre, per il lavoro muscolare.

  • Infine la FUNZIONE PROTETTIVA O REGOLATRICE.

Questa è necessaria per la regolazione del normale svolgimento delle reazioni biochimiche cellulari o di processi complessi come la generazione e trasmissione degli impulsi nervosi, la contrazione muscolare, ecc.

E’ detta anche funzione protettiva perché i principi nutritivi proteggono l’organismo dalle malattie che insorgerebbero in assenza di una precisa regola­zione delle reazioni cellulari.

Parlaimo ancora di educazione alimentare ed in particolare di principi nutritivi.

Educazione alimentare: i principi nutritivi

Queste tre funzioni (plastica, energetica e regolatrice) vengono svolte da diverse sostanze chimiche, contenute negli alimenti, alle quali diamo il nome di PRINCIPI NUTRITIVI.

Essi sono:

  • ZUCCHERI (o carboidrati o glucidi);
  • GRASSI (o lipidi);
  • PROTEINE (o, meglio, gli aminoacidi di cui esse sono composte);
  • ACQUA;
  • VITAMINE;
  • SALI MINERALI.

 

ZUCCHERI e GRASSI

Hanno prevalentemente funzione ENERGETICA, ossia vengono utilizzati dalle cellule soprattutto come carburante “da bruciare” per produrre energia.

 

Le PROTEINE

Hanno soprattutto funzione PLASTICA, ossia costituiscono la materie prime, i mattoni per costruire le cellule.

 

VITAMINE e SALI MINERALI

Hanno una funzione prevalentemente REGO­LATRICE e protettiva.

La loro presenza è necessaria per regolare il fun­zionamento di specifiche attività vitali della cellula; e, pertanto, protegge le cellule dai danni che conseguirebbero alla mancata regolazione di queste attività.

Alcuni sali minerali hanno anche funzione plastica, in quanto vengono utilizzati per co­struire alcune strutture del nostro corpo; ad esempio il calcio ed il fosforo ven­gono utilizzati come costituenti delle ossa e dei denti.

 

L’ACQUA è, infine, il costituente principale del corpo umano e delle cellule che lo compongono ed è perciò fondamentale per la nostra sopravvivenza.

 

Le proteine, pur avendo prevalentemente una funzione plastica, vengono in parte utiliz­zate dalla cellula anche per produrre energia. Perciò i principi nutritivi aventi funzione energetica sono: ZUCCHERI, GRASSI e PROTEINE.

Tra i costituenti delle strutture cellulari non ci sono solo le proteine, ma anche lipidi e glucidi. Hanno perciò funzione plastica: proteine, lipidi, glucidi e, come già detto, alcuni sali minerali.

La funzione regolatrice o protettiva, come già detto, è svolta da vitamine e sali minerali.

 

Ogni vitamina interviene nel regolare una o più reazioni chimiche della cellula, essenziali per una normale funzionalità dell’organismo.

Anche alcuni sali minerali sono es­senziali per il controllo ed il funzionamento di complesse attività del nostro organismo.

Educazione alimentare: fabbisogno energetico

Parlando di educazione alimentare: soddisfi il tuo fabbisogno enetico senza eccedere né lesinare con le calorie? Vediamo insieme come calcolarlo.

 

La “macchina umana” consuma continuamente energia.

Come l’automobile ricava l’energia dalla combustione della benzina, così il nostro organismo ricava energia dalla demolizione (ossidazione e fermentazione) di alcuni principi nutritivi: zuccheri, grassi e proteine.

Questi tre principi nutritivi hanno perciò funzione energetica.

Come si misura l’energia?

Per misurare la quantità di energia consumata o introdotta con gli alimenti si usa, come unità di misura, la caloria (cal.) o, più frequentemente, un suo multiplo, la chilocaloria (Kcal.).

Una chilocaloria corrisponde alla quantità di energia (calore) necessaria per elevare di l grado centigrado (più esattamente da 14,5 a 15,50 C.) un chilogrammo d’acqua.

In realtà, sarebbe più corretto usare l’unità di misura di energia adottata nel S.I. (Sistema Internazionale): il joule o uno dei suoi multipli.

Il joule è la quantità di energia necessaria per muovere di un metro una massa di l chilogrammo con una forza di un Newton.

Per passare dall’una all’altra unità è sufficiente far riferimento a queste equivalenze:

  • l cal=4,184 j, quindi l Kcal=4184 j

l j = 0,239 cal, quindi l j = 0,000239 Kcal.

 

Nel presente testo si utilizzerà, come unità di misura, la chilocaloria (Kcal.).

Le nostre cellule sono in grado di ricavare, dalla ossidazione dei principi nutritivi, approssimativamente:

  • 4 Kcal. per 1 g. di zucchero;
  • 4 Kcal. per 1 g. di proteine;
  • 9 Kcal. per 1 g. di grassi;
  • 7 Kcal. per 1 g. di alcool.

 

Fabbisogno energetico: cosa è importante sapere

Parlando di educazione alimentare e del fabbisogno energetico del nostro organismo, dobbiamo di­stinguere:

  •  il fabbisogno basale, ossia la quantità di calorie necessarie per mante­nere in vita un individuo.

In sostanza ci permette di far funzionare, in condizione di riposo, gli organi ed apparati essenziali per la nostra sopravvivenza: apparato circolatorio, respiratorio, ecc.

 

  • il fabbisogno energetico totale, che comprende, oltre al fabbisogno basale, anche le calorie necessarie per il lavoro muscolare, la regolazione della temperatura corporea, il metabolismo post-prandiale.

 

Il fabbisogno basale giornaliero o metabolismo basale (MB) può essere facilmente calcolato, moltiplicando per 24 il proprio peso corporeo:

MB (Kcal) = peso corporeo x 24.

(Infatti consumiamo ogni ora circa l Kcal per ogni Kg. del nostro corpo, quindi 24 Kcal per il nostro peso corporeo).

I seguenti calcoli valgono per un uomo adulto.

La donna adulta ha un MB ridotto del 10%, mentre nei bam­bini è più elevato (fino al 20- 25% in più).

Con l’avanzare dell’età tende a ridursi sia nell’uomo che nella donna.

Più che in rapporto al peso, il MB andrebbe calcolato in rapporto alla superficie corporea,espressa in m2: nel maschio adulto il MB è di 40 Kcal. per m2 di superficie corporea perciò:

MB = 40 KCal/m2/h (dunque 960 Kcai/m2 al giorno).

Nel bambino può salire fino a 50 KCal/m2/h (1200 Kcal/m2 al giorno).

 

Educazione alimentare: il fabbisogno in base all’attività

Il fabbisogno energetico totale può essere calcolato tenendo conto del tipo di attività fisica e lavorativa svolta dal soggetto.

Sono state elaborate numerose tabelle che danno una indicazione approssimativa dei consumi calorici giornalieri rispetto alle attività lavorative svolte.

Esistono anche tabelle dei consumi calorici orari per attività sportive od altre disparate attività (leggere, scrivere, salire le scale, ecc.).

Per semplicità possiamo calcolare, approssimativamente, il nostro fabbisogno calo­rico totale giornaliero, applicando le seguenti formule:

  •  per attività sedentarie leggere o moderate:

fabbisogno calorico giornaliero totale= 30-40 Kcal/Kg.

(un impiegato di 70 Kg. consumerà perciò 2100-2800 Kcal al giorno)

 

  • per attività pesanti e molto pesanti:

fabbisogno calorico giornaliero totale= 50-60 Kcal/Kg.

(un muratore di 70 Kg. consumerà perciò 3500-4200 Kcal al giorno).

Possiamo far rientrare nelle tre categorie di attività (leggera, moderata, pesante) le diverse occupazioni lavorative, distribuite come segue:

 

  1.  ATTVITA’ LEGGERA: imprenditori, liberi professionisti, dirigenti, impiegati, lavoratori in proprio del commercio, credito, assicurazioni, servizi.
  2. ATTIVITA’ PESANTE: addetti all’agricoltura, addetti alle industrie di costruzioni, ai trasporti ed alle industrie manifatturiere.
  3.  ATTIVITA’ MODERATA: tutte le altre categorie di occupazione.

Educazione alimentare: gli aspetti quantitativi del fabbisogno energetico

Stabilito il nostro fabbisogno energetico totale, dobbiamo valutare se la nostra alimentazione soddisfa queste esigenze caloriche.

Calcoliamo perciò le ca­lorie introdotte quotidianamente utilizzando la tabella di composizione degli ali­menti e tenendo presente quante calorie siamo in grado di ricavare dai principi nu­tritivi a funzione energetica (vedi oltre).

Senza fare calcoli possiamo capire se introduciamo una giusta (sufficiente ma non eccessiva) quantità di alimenti utilizzando la bilancia pesa-persone.

Se, ad esempio, nel corso di una settimana, siamo aumentati di peso, vuol dire che l’introduzione di calorie è stata superiore ai nostri fabbisogni, ossia abbiamo in­trodotto più calorie di quante ne abbiamo consumate.

Nel caso in cui fossimo calati di peso, l’introduzione di calorie è stata inferiore ai nostri consumi.

Infine, se non c’è variazione di peso, l’introduzione di alimenti a funzione energetica è QUANTITA­TIVAMENTE corretta.

La bilancia ci può dare però indicazioni solo quantitative sul nostro peso.

Infatti non è in grado di distinguere una diminuzione di peso conseguente ad una scarsa introduzione di alimenti da una legata, ad esempio, ad una forte perdita di liquidi con il sudore.

Nel secondo caso il calo di peso è solo temporaneo (sarà sufficiente bere di più per recuperare i liquidi perduti) e non è dunque un vero dimagrimento.

Perciò una precisa valutazione quantitativa delle calorie introdotte può es­sere fatta solo con i calcoli che illustreremo più avanti; questi ci permetteranno di giudicare la correttezza della nostra dieta anche dal punto di vista qualitativo. Questo è molto importante quando si parla di educazione alimentare.

Educazione alimentare: gli aspetti qualitativi del fabbisogno energetico

L’alimentazione deve soddisfare  i nostri fabbisogni ener­getici, ma anche le funzioni plastica e regolatrice.

Le proporzioni tra le sostanze che ci danno energia non possono essere cambiate indifferentemente, perché ec­cessi o difetti di uno o più principi energetici provocano squilibri metabolici im­portanti.

Educazione alimentare: proporzione di proteine, grassi e zuccheri da assumere

Una dieta equilibrata deve contenere pertanto proteine, grassi e zuccheri nelle seguenti proporzioni:

  • PROTEINE: 10%
  • GRASSI: 30%
  • ZUCCHERI: 60%.

Deve inoltre contenere tutte le vitamine, i sali minerali e l’acqua.

 

ZUCCHERI, GLUCIDI O CARBOIDRATI
  • I glucidi o carboidrati sono sostanze organiche TERNARIE, composti cioè che contengono 3 tipi di atomi: CARBONIO (C),
  • IDROGENO (H),
  • OSSIGENO (O).

Essi sono la componente quantitativamente più importante della nostra razione alimentare; forniscono, infatti, in una dieta equilibrata, il 50-60% delle calorie to­tali.

Vengono suddivisi in MONOSACCARIDI, OLIGOSACCARIDI, POLISACCARIDI.

 

EDUCAZIONE ALIMENTARE:

MONOSACCARIDI

Sono i glucidi più semplici e non necessitano di processi digestivi (idrolisi) per essere assorbiti dall’intestino.

Sono solubili in acqua e possono cristallizzare.

Dei vari tipi di monosaccaridi, i più importanti sono gli ESOSI, molecole a 6 atomi di carbonio.

Pure importanti sono i PENTOSI, a 5 atomi di carbonio, RIBOSIO e DESOSSI-RIBOSIO, costituenti rispettivamente dell’RNA e del DNA cellulare.

Tra gli esosi vanno menzionati:

  •  GLUCOSIO (o destrosio)

Molto diffuso in natura, è anche l’alimento più utilizzato dalle cellule, che ricavano energia dalla sua ossidazione.

Ad esse arriva col sangue, in cui si trova disciolto in concentrazioni costanti (60-90 mgll1OO mI).

Più molecole di glucosio si possono unire a formare POLI­SACCARIDI (AMIDO, CELLULOSA e GLICOGENO, vedi oltre) o OLIGO­SACCARIDI (MALTOSIO).

 

  • FRUTTOSIO

Denominato anche levulosio, diffuso in natura come il glu­cosio, con cui si trova associato in alcuni alimenti quali, ad esempio, il miele e le verdure. I pomodori contengono quasi esclusivamente fruttosio.

 

  • GALATTOSIO

In natura si trova legato al glucosio per formare il lattosio, zucchero del latte.

E’ importante soprattutto nel primo anno di vita, per lo sviluppo del sistema nervoso, poiché è un costituente dei CEREBROSIDI e dei GANGLIOSIDI, lipidi complessi presenti nel cervello e nei nervi.

 

  • MANNOSIO

Si trova libero nei semi in germinazione, nella buccia d’arancia, cipolle, fagiolini, funghi. E’, inoltre, un costituente di proteine complesse (siero-albumina, ovo-albumina).

 

  • OLIGOSACCARIDI

Comprendono i disaccaridi formati dall’unione di 2 molecole di monosac­caridi ed i trisaccaridi, formati da 3 monosaccaridi fusi in un unica molecola.

I più importanti disaccaridi sono:

 

  •  SACCAROSIO

E’ il comune zucchero da tavola, ricavato industrialmente dalla barbabietola e dalla canna da zucchero; si trova in fiori, frutti e radici.

E’ costituito dall’unione di 2 zuccheri diversi: GLUCOSIO + FRUTTOSIO.

 

  • LATTOSIO

Costituito da GLUCOSIO + GALATTOSIO.  È lo zucchero del latte, in cui è contenuto in concentrazioni variabili a seconda della specie animale (latte di donna 6-7 g.%; di vacca 4-5 g.%).

L’introduzione del lattosio (cioè del latte) con gli alimenti è importante per il manteni­mento di buone condizioni intestinali, perché favorisce lo sviluppo di batteri intestinali acidifi­canti. Inoltre il latte fornisce il GALATTOSIO per lo sviluppo del sistema nervoso.

 

  • MALTOSIO

Costituito dall’unione di 2 molecole di GLUCOSIO.

Non è dif­fuso in natura; lo si può trovare nei semi in germinazione, dove si forma, per scissione, dall’AMIDO (vedi oltre) ed anche nel nostro apparato dige­rente, in cui l’amido è scisso dalle AMILASI SALIVARE e PANCREATICA.

 

I DISACCARIDI descritti, per essere assorbiti, devono essere scissi (per idrolisi) in monosaccaridi, per mezzo di specifici enzimi: l’invertasi o saccarasi per il saccarosio, la lattasi per il lattosio e la maltasi per il maltosio.

 

Tutti gli zuccheri considerati (mono ed oligosaccaridi) hanno un potere dolcificante più o meno elevato (il fruttosio più di tutti, il lattosio meno degli altri), mentre i polisaccaridi non sono dolci.

EDUCAZIONE ALIMENTARE: I POLISACCARIDI

Sono costituiti dall’unione di molte molecole di monosaccaridi. I più im­portanti sono:

  •  AMIDO

Molto diffuso nel mondo vegetale, è costituito dall’unione di molle molecole di GLUCOSIO, formatesi con la fotosintesi clorofilliana. Si dige­risce meglio se cotto, perchè l’azione degli enzimi digestivi è più rapida.

L’amido viene scisso dalle amilasi salivare e pancreatica in molecole più piccole, le DESTRINE; queste sono poi scisse, sempre dalle amilasi, in MAL­TOSIO e poi GLUCOSIO per azione della maltasi.

  •  CELLULOSA

E’ il polisaccaride più diffuso nei vegetali, costituente della parte legnosa e fibrosa delle piante.

E’ uno degli alimenti fondamentali degli erbivori, che possiedono un enzima, la cellulasi, prodotto dalla flora bat­terica intestinale, capace di idrolizzarla.

L’uomo non è in grado di digerirla, però la sua presenza nella dieta è importante, perché dà volume alle feci e stimola la peristalsi intestinale, evitando così l’insorgenza di stipsi (stitichezza) e delle malattie ad essa connesse (diverticolosi e tumori del colon).

 

  • GLICOGENO

E’ il polisaccaride che rappresenta la riserva di zucchero negli organismi animali.

Esso si trova soprattutto nel fegato, muscoli e reni.

E’ costituito da una catena ramificata di tante molecole di glucosio, legale tra loro, che si possono staccare quando l’organismo ha bisogno di glucosio.

Quando ve n’è in eccesso, tali molecole si depositano, legandosi alla catena che tenderà ad allungarsi.

Parte degli zuccheri in eccesso si de­positeranno invece nel tessuto adiposo, trasformati in grassi.

 

EDUCAZIONE ALIMENTARE: FUNZIONE DEI CARBOIDRATI

 

I glucidi o carboidrati hanno una funzione prevalentemente energetica.

Il GLUCOSIO è il combustibile di pronto impiego, a maggior rendimento e di pri­maria importanza nella contrazione muscolare.

Ha azione protettiva e disintossi­cante sul fegato ed interviene anche nel ricambio proteico e lipidico.

Alcuni zuc­cheri hanno anche una funzione plastica perchè sono costituenti del DNA e del RNA cellulare (ribosio e desossiribosio) o dei lipidi cerebrali (il galattosio).

Altri, come la cellulosa, hanno funzioni particolari, già accennate, che ci fanno comprendere l’importanza della loro presenza nella nostra alimentazione.

 

Alcuni glucidi hanno un’influenza sul metabolismo LIPIDICO.

Diete ricche di fruttosio o di saccarosio comportano, rispetto a diete ricche di glucosio o di amidi, una maggior deposizione di colesterolo nei vasi sanguigni e conseguente rischio di insorgenza di arterosclerosi.

Un’educazione alimentare che tende all’aumento del consumo di zucchero (prodotti dolciari, merendine, bibite) as­sociata alla diminuzione del consumo di cereali (e degli amidi in essi contenuti) va giudicata sfavorevolmente.

 

DIGESTIONE E METABOLISMO DEI GLUCIDI

Solo i monosaccaridi possono essere assorbiti direttamente nell’intestino; mentre oligo e polisaccandi devono essere scissi in molecole più piccole dagli enzimi digestivi.

 

L’AMIDO è il principale polisaccaride della dieta di tipo mediterraneo, ricca di cibi amidacei, quali pane, pasta, patate, ecc.

 

La sua digestione inizia nella bocca con la ptialina o amilasi salivare, che trasforma l’amido cotto in destrine e poi in maltosio; la sua azione continua nello stomaco finchè l’acido cloridrico non la inattiva.

Anche il succo gastrico agisce sui polisaccaridi scindendoli per idrolisi acida, ma il processo digestivo si com­pleta nell’intestino tenue.

Qui prima l’amilasi pancreatica, poi gli enzimi del succo enterico (lattasi, invertasi, maltasi) completano la scissione delle molecole glucidiche complesse in monosaccaridi, che vengono quindi assorbiti nel sangue portale e raggiungono il fegato e il resto dell’organismo.

Glicemia

L’unico zucchero circolante è il GLUCOSIO e la sua concentrazione nel sangue, detta GLICEMIA, deve mantenersi entro certi limiti (60-90 mg%).

Livelli inferiori privano le cellule del nostro organismo del carburante di pronto impiego, mentre livelli più elevati sono un segno del diabete mellito.

Poiché l’approvvigionamento di zuccheri è discontinuo, avviene solo con i pasti 2-3-4 volte al giorno, mentre il consumo è continuo.

Esiste quindi un perfetto meccanismo regolatore ormonale che permette di immagazzinare gli eccessi subito dopo i pasti, trasformando il glucosio in glicogeno, per liberare poi il glucosio dalle riserve di glicogeno, man mano che le cellule lo consumano.

La quantità di glicogeno che si può immagazzinare è limitata, per cui gli eventuali eccessi di zuccheri vengono convertiti in grassi che si accumulano nel tessuto adiposo.

Teoricamente gli zuccheri non sono essenziali per la nostra dieta, poichè il fegato è capace di produrne a partire da altre sostanze: aminoacidi, acidi grassi e glicerolo.

Tuttavia, per produrne a sufficienza, saremmo costretti ad introdurre in eccesso grassi o proteine, favorendo così l’insorgenza di gravi squilibri metabo­lici.

 

LIPIDI O GRASSI

Sono sostanze organiche TERNARIE, come i glucidi (sono composte cioè prevalentemente da CARBONIO, IDROGENO ed OSSIGENO), che contengono spesso altri atomi (AZOTO e FOSFORO).

La loro principale caratteristica è l’INSOLUBILITA’ in acqua (ed in soluzioni acquose come il sangue), mentre sono solubili in solventi organici (etere, acetone,cloroformio, benzolo, ecc.).

 

CLASSIFICAZIONE

Sono proposte varie classificazioni.

Una prima riguarda lo STATO FISICO dei lipidi:

  • GRASSI SOLIDI: i grassi solidi hanno un punto di fu­sione superiore ai 40° C
  • GRASSI LIQUIDI (o OLI), in dipendenza del loro PUNTO DI FUSIONE, cioè della temperatura a cui diventano liquidi.

Gli oli fondono a meno di 20°C quindi sono normalmente liquidi.

Vi sono poi situazioni intermedie, in cui il grasso ha una consistenza detta BUTIRROSA (come il burro).

Sulla base della loro ORIGINE, si distinguono grassi ANIMALI e VEGETALI, essendo prevalentemente solidi i primi e liquidi i secondi.

Poichè lo stato fisico dei lipidi dipende dalla loro composi­zione chimica, va brevemente esaminata un’altra classificazione, che divide i lipidi in:

  • LIPIDI SEMPLICI (grassi neutri o trigliceridi, e cere)
  • LIPIDI COMPLESSI (fosfolipidi e glicolipidi).

 

Dei LIPIDI SEMPLICI sono più importanti, per l’alimentazione, i TRIGLICE­RIDI, che costituiscono il 98-99% dei grassi alimentari.

 

Le cere hanno importanza prevalentemente industriale e pertanto non le prendiamo in esame.

I TRIGLICERIDI sono degli ESTERI, cioè dei composti derivati dalla con­densazione di un alcool trivalente, il GLICEROLO, con tre molecole di ACIDI GRASSI.

Sono presenti in natura anche mono e di-gliceridi, nei quali al glicerolo sono legate rispettivamente solo una o due molecole di acidi grassi. Mono e di­gliceridi si formano anche nel processo digestivo dei trigliceridi.

I TRIGLICERIDI differiscono tra loro per i tipi di acidi grassi legati al gli­cerolo e queste differenze determinano le caratteristiche organolettiche dei grassi alimentari che li contengono, ed in particolare la loro consistenza ed il loro punto di fusione.

Gli acidi grassi, infatti, possono avere un numero di atomi di carbonio compreso tra 4 e 26 ed il punto di fusione aumenta con l’aumentare della lun­ghezza della catena carboniosa.

Distinguiamo così acidi grassi a catena CORTA, LUNGA o INTERMEDIA.

Gli atomi di carbonio degli acidi grassi possono essere collegati tra loro da LEGAMI SEMPLICI, oppure vi possono essere legami DOPPI .

Perciò gli acidi grassi vengono anche suddivisi in:

  • SA­TURI.

Sono privi di doppi legami, presenti soprattutto nei grassi SOLIDI (acido butir­rico, palmitico, stearico).

  • MONOINSATURI.

Con un solo doppio legame, ad es. l’acido oleico che costituisce circa i 2/3 degli acidi grassi presenti nell’olio di oliva.

  • POLINSATURI.

Con due o più doppi legami: acido linoleico, arachidonico, ecc..

Questi tre acidi grassi, ma in particolare il LINOLEICO, sono considerati es­senziali, in quanto l’organismo non è in grado di sintetizzarli in quantità suffi­ciente a soddisfare il fabbisogno stesso dell’organismo.

 

E’ essenziale, perciò, la loro introduzione con gli alimenti. Questa suddi­visione in saturi/insaturi è importante, perchè dal numero di doppi legami dipende il punto di fusione, che è tanto più basso quanti più doppi legami sono presenti:

  • i grassi solidi (di origine animale) infatti, sono prevalentemente costituiti da trigli­ceridi contenenti acidi grassi SATURI
  • mentre gli oli (vegetali) contengono acidi grassi mono o poli-insaturi.

Va sottolineata l’importanza dei poliinsaturi nella prevenzione dell’ATEROSCLEROSI ed il ruolo favorente tale malattia degli acidi grassi saturi (e, in generale, dei grassi animali).

 

I LlPIDI COMPLESSI comprendono FOSFOLIPIDI e GLICOLIPIDI.

I primi sono composti in cui la COLINA è legata all’ACIDO FOSFORICO.

Vi appartengono sostanze quali le LECITINE, le CEFALINE e le SFINGOMIELINE, importanti costi­tuenti delle membrane cellulari, soprattutto nel sistema nervoso.

I GLICOLIPIDI non conterigono FOSFORO ma un monosaccaride che spesso, nel sistema ner­voso, è il GALATTOSIO.

 

Tra i lipidi alimentari vanno ricordati gli STEROLI ed in particolare il COLESTEROLO, che ritroviamo nei tessuti animali: cervello, midollo, fegato, muscoli (carne) e nel sangue (150-200 mg./lOO ml.).

Esso è importante per la sintesi degli ORMONI STEROIDEI e partecipa alla costituzione di lipidi complessi, per le strutture cellulari.

Se la sua concentrazione nel sangue diventa troppo alta, aumenta il rischio di ARTEROSCLEROSI, perchè è facilitata la formazione di placche sulle pareti delle arterie, che sono l’inizio di tale patologia.

 

FUNZIONE DEI LIPlDI

 

I lipidi hanno una importante funzione ENERGETICA: 1 grammo di grassi dà 9 Kcal.

Essi possono accumularsi nel tessuto adiposo, costituendo così i lipidi di DEPOSITO, che hanno funzione di riserva calorica; questi lipidi aumentano con le diete ipercaloriche e diminuiscono con il digiuno o con diete dimagranti.

 

Alcuni lipidi hanno una funzione PLASTICA, poichè vanno a costituire particolari strutture cellulari come le membrane, nella cui composizione entrano i fosfolipidi. Questi lipidi vengono perciò anche deni LIPIDI CELLULARI.

 

L’introduzione dei lipidi è importante anche perchè in essi sono disciolte le vitamine liposolubili (vitamine A,D,E,K).

Le cellule ricevono i lipidi di cui hanno bisogno, attraverso il sangue, nel quale, però, essi non sono solubili.

Essi pertanto viaggiano nel sangue legati a delle proteine che fungono da “traghetto” per i lipidi, costituendo le LIPOPROTEINE (nella linfa che proviene dall’intestino troviamo i chilomicroni, ricchi di trigliceridi).

Le lipoproteine contengono trigliceridi, fosfolipidi e colesterolo, legati a proteine.

Si di­stinguono tipi diversi di lipoproteine (detti alfa, beta e pre-beta lipoproteine o anche HDL, LOL e VLOL) con un contenuto diverso dei lipidi suddetti.

I lipidi circolanti, se sono in eccesso, possono depositarsi sulle pareti delle arterie, dando inizio all’ARTEROSCLEROSI.

 

Importante azione favorente la malattia è svolta dal COLESTEROLO e dai GRASSI di origine ANIMALE in generale, per cui sarebbe opportuno limitarne l’assunzione con la dieta.

Proseguiamo con le indicazioni di educazione alimentare parlano delle proteine.

 

PROTEINE

 

Le proteine sono sostanze organiche QUATERNARIE, poichè contengono atomi di 4 elementi principali: CARBONIO, IDROGENO, OSSIGENO, ed AZOTO.

Esse hanno prevalentemente FUNZIONE PLASTICA, essendo costituenti fonda­mentali delle cellule, continuamente soggette a rinnovamento.

 

Hanno, inoltre, anche una funzione ENERGETICA, apportando però solo il 10% delle calorie totali. L’organismo tende ad utilizzarle a scopo energetico so­prattutto quando non ha a disposizione “combustibile” meno “nobile”.

 

Le proteine sono costituite da unità fondamentali chiamate AMINOACIDI; sono legati tra loro da particolari legami detti LEGAMI PEPTIDICI.

Esistono 22 amminoacidi diversi.

  • e l’organismo è in grado di produrne a partire da altre sostanze, solo 14;
  • mentre gli altri 8, detti AMINOACIDI ESSENZIALI, devono essere introdotti, con gli alimenti già preformati; ciò poichè l’organismo non è in grado di costruirli da altre sostanze.

Le proteine differiscono tra loro per il numero e la sequenza con cui gli aminoacidi sono collegati.

Disponendo in modo diverso nella catena gli aminoa­cidi si possono ottenere proteine diverse per struttura ed anche per funzione: sono proteine i costituenti principali delle strutture cellulari, gli enzimi, alcuni ormoni, gli anticorpi.

Le proteine degli alimenti devono fornire tutti gli aminoacidi di cui abbiamo bisogno, in particolare quelli essenziali, ma non tutte le proteine e quindi non tutti gli alimenti li contengono in quantità e proporzioni adeguate.

In particolare, nelle proteine di origine vegetale manca uno o più aminoacidi essenziali; queste quindi non sono sufficienti a soddisfare il nostro fabbisogno di aminoacidi.

Valore biologico delle proteine: acquisire un buona educazione alimentare

Pertanto, esistono:

  • proteine “nobili”, che ci forniscono tutti gli amino­acidi di cui abbiamo bisogno
  • e proteine di “minore valore”, che scarseggiano in uno o più aminoacidi.

Delle diverse proteine, degli alimenti di cui fanno parte si può determinare il VALORE BIOLOGICO (V.B.), indice del contenuto in amino a­cidi della proteina, dell’alimento.

Così hanno un alto valore biologico le uova (VB= 94), la carne (VB= 75), il latte (VB= 84) ossia, in genere, le proteine di origine animale.

Invece è più basso il valore biologico delle proteine vegetali, perchè mancano o hanno comunque un troppo scarso contenuto in uno o più aminoacidi essenziali: ad esempio i fagioli secchi (VB= 58), il riso (VB= 64), i piselli verdi (VB= 65); si noti l’elevato valore biologico delle proteine della soia (VB= 73).

 

E’ possibile migliorare il valore biologico delle proteine vegetali integrando tra loro proteine diverse.

L’associazione di cereali + legumi (ad es. pasta e fagioli), aumenta il valore biologico dei due alimenti ingeriti separatamente, perchè i ce­reali mancano di un aminoacido (la lisina) che però abbonda nei legumi, i quali, a loro volta, mancano di altri due amminoacidi (metionina e cisteina) che sono presenti in buone quantità nei cereali.

La pasta e fagioli, eventualmente con aggiunta di formaggio grana o parmigiano, fornisce dunque un equilibrato apporto di ami­noacidi.

Ricchi di proteine sono uova, carne, pesce, formaggi, e, tra gli alimenti di origine vegetale, legumi secchi ed alcuni cereali.

 

SALI MINERALI

I sali minerali rappresentano circa il 4% del peso corporeo; sono importanti per lo svolgimento di numerose funzioni vitali per le cellule o per l’intero orga­nismo.

Essi vengono escreti dall’organismo con le urine, le feci e il sudore ed è quindi necessario re-introdurli con gli alimenti, per mantenere inalterato il patri­monio minerale dell’organismo ed assicurare un ottima le svolgimento delle loro numerose funzioni.

Possiamo distinguere i sali minerali in due grandi gruppi:

  • elementi principali: calcio, fosforo, magnesio, sodio, potassio e cloro che dobbiamo introdurre giornalmente in quantità relativamente elevate (fabbisogno 1-5 grammi);
  • oligoelementi: ferro, zinco, rame, fluoro, iodio ed altri, presenti in quan­tità molto piccole nel nostro organismo; il loro fabbisogno è dell’ordine del mil­ligrammo o anche meno.

 

Le funzioni dei minerali sono numerose e specifiche di ogni singolo mine­rale.

Alcuni come il CALCIO ed il FOSFORO, hanno FUNZIONE PLASTICA, es­sendo costituenti di alcune strutture corporee (ossa, denti).

Altri hanno FUNZIONE REGOLATRICE: di attività enzimatiche cellulari della permeabilità cellulare, dell’equilibrio idro-salino ed acido-base, della trasmissione degli impulsi nervosi, ecc.

 

Educazione alimentare: cosa sapere sui singoli minerali
  • CALCIO: ne sono ricchi latte, formaggi, tuorlo d’uovo, legumi, noci e or­taggi verdi.

E’ un componente fondamentale delle ossa e dei denti (funzione plastica).

Regola la permeabilità dei capillari , la trasmissione e generazione degli impulsi nervosi; interviene nel processo di coagulazione del sangue e nella con­trazione muscolare.

 

Il suo fabbisogno è elevato durante l’accrescimento, la gravidanza e l’allattamento. La sua carenza provoca il rachitismo (durante l’accrescimento), o, nell’adulto, osteomalacia, osteoporosi e tetania.

Due ormoni (paratormone e calcitonina) e una vitamina (vit.D) interven­gono nel metabolismo del calcio.

 

  • FOSFORO: contenuto in carne, latte, uova e vegetali.

Col calcio è costi­tuente principale delle ossa.

Anche la sua carenza provoca il rachitismo ed oste­omalacia.

 

  • SODIO e POTASSIO: importanti per l’equilibrio idrosalino e per l’eccitabilità delle cellule nervose.

Il sodio è il principale catione (ione positivo) del sangue e dei liquidi extracellulari in generale.

Il potassio è invece il principale catione intracellulare.

Il sodio è contenuto nel comune sale da cucina, mentre il potassio è contenuto nei vegetali (asparagi, pomodori, patate, fagioli), alcuni frutti (arance) e carni.

 

  • FERRO: ne sono ricchi carne, uova, piselli, fagioli, lenticchie, uva (anche alcuni vini), spinaci, ecc.

Essendo costituente essenziale dell’emoglobina, con­tenuta nei globuli rossi, la sua carenza provoca anemia.

Il suo fabbisogno gior­naliero è comunque basso (10 mg., 20 per le donne, per le maggiori perdite con le mestruazioni).

 

  • IODIO: essenziale costituente dell’ormone tiroideo.

La sua carenza se si verifica durante l’accrescimento provoca IPOTIROIDISMO, con disturbi della cre­scita e dello sviluppo psichico (CRETINISMO); se l’IPOTIROIDISMO compare dopo l’età dello sviluppo, provoca MlXEDEMA. Lo iodio è contenuto nell’acqua, ma in alcune regioni lontane dal mare è carente e viene attualmente aggiunto artificial­mente per evitare il cretinismo endemico.

 

  • FLUORO: contenuto nelle ossa e nei denti, importante per la prevenzione della carie dentaria, soprattutto durante l’infanzia.

Ad alte concentrazioni è tossico (FLUOROSI); in alcuni paesi viene aggiunto all’acqua potabile che ne è carente (fluorizzazione).

Viene aggiunto ai dentifrici o somministrato in pastiglie.

 

Con una alimentazione varia siamo in grado di soddisfare il fabbisogno di tutti i sali minerali, in particolare degli oligoelementi, dei quali sono necessarie piccolissime quantità.

In tema di educazione alimentare non possiamo tralasciare le vitamine.

 

VITAMINE

 

Le vitamine sono un gruppo di sostanze organiche indispensabili, in pic­colissime quantità, per le attività biologiche dell’organismo.

Esse devono essere necessariamente introdotte con gli alimenti, non essendo l’organismo in grado di sintetizzarle.

 

La loro carenza provoca gravi malanie dette AVITAMINOSI, attualmente rare, mentre ancora frequenti sono manifestazioni patologiche di minor gravità (IPOVITAMINOSI), provocate da deficit parziali, legati a diete squilibrate.

Le vitamine sono molto diverse tra loro per struttura chimica.

CLASSIFICAZIONE VITAMINE

Esse sono raccolte in due grandi gruppi:

 

  • LIPOSOLUBlLI: vitamine A, D, E, K;

 

  • IDROSOLUBILI: vit. C, vitamine del gruppo B, vitamina PP, vitamina M o biotina ed altri fattori vitaminici come l’acido folico.

 

Le IDROSOLUBILI vengono facilmente eliminate con le urine, perciò fa­cilmente si può verificare una loro eventuale carenza.

Tuttavia non si accumulano e non c’è pericolo di stati tossici provocati da eccessiva introduzione di queste vi­tamine.

 

Le LIPOSOLUBILI si depositano soprattutto nel fegato e nel tessuto adi­poso e vi sono normalmente piccole quantità di riserva, cui l’organismo può attingere, nel caso che, per brevi periodi, vi sia una carenza alimentare di queste vitamine.

Ipervitaminosi

In definitiva è possibile un forte accumulo nell’organismo, che provoca stati tossici di IPERVITAMINOSI.

Le sorgenti naturali di vitamine sono più efficaci dei preparati sintetici nel mantenimento del fabbisogno vitaminico in condizioni normali.

I preparati sinte­tici trovano invece impiego, ad alte dosi, nella cura di gravi stati carenziali, te­nendo presente, per le liposolubili, il rischio di IPERVITAMINOSI.

Nella ricerca di una educazione alimentare corretta, per quanto riguarda il contenuto vitaminico, non occorre conoscere il fabbisogno per ogni vitamina.

Infatti, poichè la quantità necessaria a coprire il fabbi­sogno giornaliero delle singole vitamine è estremamente piccola ed inoltre esse sono presenti in moltissimi alimenti, è sufficiente variare l’alimentazione.

Nel corso della settimana basta variare gli alimenti della dieta per essere sicuri di non esporsi al rischio di ca­renze e delle manifestazioni patologiche ad esse correlate.

Va tuttavia ricordato che alcuni trattamenti di preparazione, confezione e conservazione alterano il contenuto vitaminico degli alimenti, esponendo il con­sumatore al rischio di ipovitaminosi.

Citiamo ad esempio:

  • la perdita di vitamine del gruppo B nei cibi conservati mediante eccessivo riscaldamento o cottura.
  • perdite vitaminiche nella sterilizzazione del latte, nella preparazione del pane bianco, per eliminazione della crusca col suo contenuto vitaminico.

 

ACQUA

Uno dei principi cardine dell’educazione alimentare è quello di bere. L’acqua è il principale costituente dell’organismo umano, presente sia nelle cellule (protoplasma) sia nei liquidi extracellulari (sangue, liquido interstiziale, secrezioni come saliva, lacrime, sudore, urina, ecc.).

Poichè l’organismo ne elimina una certa quantità ogni giorno (soprattutto con le urine, l’evaporazione del sudore e con la respirazione) è necessario rein­tegrare le perdite con l’alimentazione.

Ci si può aiutare con bevande, ma anche cibi solidi, che con­tengono sempre un’alta percentuale di acqua, che può così essere assorbita.

Disidratazione

Una eccessiva dispersione di acqua, non seguita da appropriata reintegrazione, porta a DISIDRATAZIONE che può creare seri disturbi.

Infatti, l’acqua serve ad assicurare il mantenimento della temperatura cor­porea, il volume del plasma sanguigno (e la pressione arteriosa) e permette l’eliminazione urinaria dei prodotti di rifiuto.

L’acqua è il mezzo liquido attra­verso il quale tutte le sostanze disciolte diffondono e si distribuiscono in tutte le parti del corpo.

Inoltre tutte le reazioni chimiche cellulari avvengono in ambiente acquoso.

L’importanza dell’acqua è perciò fondamentale per la nostra sopravvi­venza.

La quantità di acqua da assumere dipende dalle perdite, maggiori se fa caldo (sudore): in condizioni normali eliminiamo 2000-2500 cc. di acqua e almeno al­trettanta ne dobbiamo assumere.

Anche i cibi che non contengono acqua, nell’organismo possono produrla: ad esempio lo zucchero viene ossidato per ottenere energia e libera anidride carbonica ed acqua, detta, in ‘questo caso, acqua metabolica.

 

 

Educazione alimentare: il nostro comportamento alimentare

Individuati nei precedenti paragrafi i nostri fabbisogni, vediamo ora, con un breve esercizio, qual ‘è il nostro “comportamento alimentare”:

Qualche calcolo

Fate un elenco degli alimenti che introducete in una giornata, indicando il peso (in grammi) di ognuno di essi.

Nel fare i calcoli delle calorie introdotte con i nostri alimenti ci troviamo spesso di fronte ad una domanda: come faccio a sapere quanti grammi sono 2 cucchiaini di zucchero o una tazza di latte, ecc. se non ho la bilancia?

Per rispondere basta sapere ad esempio che:

5 cm3 =     5 gr.     = l cucchiaino da te;

15 cm3 =     15 gr.     = l cucchiaio da minestra

1/4 L =     250 gr.     = l tazza.

In cucina si usano termini empirici come unità di misura: spicchio, fetta, tazza, ecc.

Una tazza ad esempio occupa un dato volume che può essere espresso in cm3 o in litri; è evidente però, che il peso dell’alimento contenuto in quel volume dipende dal suo peso specifico.

E’ utile perciò servirsi di una tabella, che illustra l’equivalenza tra misure empiriche e pesi reali.

 

Ottenuti i pesi degli alimenti introdotti (avete calcolato anche i condimenti?), calcolate, con delle semplici proporzioni, proteine, grassi e zuccheri contenuti nei diversi elementi.

 

La tabella da normalmemente valori relativi a 100 grammi dì ogni alimento; se ad esempio, mangiamo una brioche dì 60 g., per calcolare quante proteine (grassi e zuccheri) contiene, basta fare la se­guente proporzione:

 

100 g. : 7,2 (g. proteine contenuti in 100 g. brioche) = 60 g.: x quindi: x = 7,2 ~ 60= 4,32 g di proteine (in 1 brioche di 60 g) 100.

 

Sommate ora i valori calcolati per tutti gli alimenti introdotti, ottenendo le qu­antità, in grammi, di proteine, grassi e zuccheri introdotte in una giornata.

 

Calcolate le calorie derivanti da queste quantità, ricordando che l g, di proteine o di zuccheri dà 4 Kcal; 1 g. di grassi 9 Kcal. ed 1 g. di alcool 7 Kcal.

Ad esempio, se introduciamo 400 g. di zuccheri, ricaveremo 1600 Kcal.

 

Calcolate le calorie totali introdotte, sommando i valori ottenuti per proteine, grassi e zuccheri al punto 4.

 

Confrontate quanto ricavato in 3, 4 e 5 con le indicazioni relative ai vostri fabbisogni, descritte nei precedenti paragrafi.

Ciò vi aiuterà a valutare se la vostra alimen­tazione è, o meno, corretta, per quanto riguarda proteine, grassi, zuccheri e calorie relative introdotte.

 

Se non vi sono differenze rilevanti, avete una educazione alimentare corretta, al­trimenti è consigliabile apportare le necessarie modifiche alla dieta.

 

I principali errori alimentari

 

L’esercizio proposto nel precedente paragrafo ci permette di fare una prima valutazione del nostro comportamento alimentare e del nostro livello di educazione alimentare.

Attualmente gli errori più fre­quenti nella nostra educazione alimentare sono i seguenti:

 

  •  una eccessiva introduzione di calorie, rispetto a quelle neces­sarie.

La conseguenza di questo errore è l’accumulo dei grassi nel tessuto adi­poso, con aumento di peso.

L’eccesso di peso è definito sovrappeso fino al 20% in più rispetto al peso “ideale” ed obesità quando supera il peso ideale del 20% o più.

L’obesità ed il sovrappeso, in generale, comportano un maggior impegno per l’apparato cardio-circolatorio.

Per l’apparato locomotore, in particolare per la colonna vertebrale, che deve sopportare un peso maggiore.

Predispongono inoltre, a malattie quali: il diabete, l’ipertensione, le cardiopatie ischemiche (infarto o angina pectoris), che compaiono più frequentemente negli obesi che nei soggetti normopeso.

  • Uno squilibrato apporto dei diversi principi nutritivi;

Spesso la nostra alimentazione è troppo ricca di grassi e vi è una eccessiva introduzione di quelli di origine animale (grassi saturi) e di colesterolo.

L’aumento dei livelli di colesterolo nel sangue (colesterolemia) comporta un pa­rallelo aumento della frequenza di cardiopatia ischemica ed altri disturbi vascolari collegati all’aterosclerosi.

Aterosclerosi

L’aterosclerosi è una malattia caratterizzata dall’accumulo di colesterolo nella parete delle arterie, che comporta la formazione di placche che, sporgendo all’interno dei vasi, rendono difficoltoso il flusso sanguigno.

La riduzione del flusso di sangue in un’arteria comporta un ri­dotto apporto di ossigeno e sostanze nutritive agli organi che ricevono il sangue da quell’arteria.

Ne consegue sofferenza o, addirittura, necrosi (morte) delle cellule di questi organi, con disturbi più o meno importanti, a seconda dell’organo colpito.

Se l’arterosclerosi interessa le arterie coronarie, l’organo danneggiato sarà il cuore (si parla di cardiopatia coronarica o cardiopatia ischemica).

La sofferenza cellulare cardiaca porta a disturbi denominati” angina pectoris” ma quando le cellule cardiache muoiono si ha l’infarto cardiaco (o miocardico).

Se sono colpite le arterie cerebrali si verificano attacchi ischemici transitori oppure infarto cerebrale, che porta a danni neurologici permanenti (paralisi, disturbi del linguaggio, ecc.).

 

Praticamente, tutti i distretti circolatori, quindi tutti gli organi possono essere interessati dall’arterosclerosi.

Poichè alla base di questa malattia vi è un accumulo di colesterolo nella parete delle ar­terie colpite, è facile comprendere come l’ipercolesterolemia sia un fattore di rischio per questa malattia.

  • Un eccessivo apporto alimentare di colesterolo e di grassi di origine animale (che favoriscono l’aumento dei livelli di colesterolo nel sangue) costituisce un grave errore nella nostra dieta.
  • Ed anche è un grosso errore una scarsa assunzione di alimenti di origine vegetale e, in particolare, di fibre vegetali.

La nostra alimentazione tende a prediligere alimenti di origine animale, come la carne, i formaggi e, tra gli alimenti di origine vegetale, cereali “raffinati”, da cui ricaviamo alimenti come la pasta, il pane, ecc.

Educazione alimentare: assumere più vegetali e fibre

Poco spazio viene dato al consumo di vegetali, in particolare quelli ricchi di fibre indigeribili (cellulosa e lignina), importanti per la regolazione delle funzioni inte­stinali (prevengono la stitichezza), perchè danno “volume” al contenuto intestinale e ne stimolano l’evacuazione.

La stitichezza conseguente a scarso contenuto ali­mentare in fibre vegetali predispone a malattie come: la diverticolosi ed i tumori del colon (intestino crasso).

L’introduzione di alimenti ricchi di fibra (verdure, cereali integrali) contri­buisce inoltre a determinare il senso di sazietà (riempire lo stomaco) senza fornire tuttavia, un eccessivo apporto calorico.

Si può, in tal modo, evitare anche l’insorgenza dell’obesità.

 

  •  Uno dei maggiori errori alimentari consiste nell’eccessivo consumo di dolci, zuccheri raffinati.

L’attuale tendenza a soddisfare la gola di grandi e piccini con alimenti e bevande zuccherate è la causa fondamentale dell’elevata incidenza della carie dentari.

Inoltre, questi alimenti (caramelle, cioccolato, biscotti, merendine, torte e tortine) costituiscono un concentrato di zuccheri ed eventualmente lipidi, per cui forniscono anche un elevato apporto calorico per di più squilibrato.

L’introduzione di zuccheri semplici comporta, infatti, un “consumo” di vitamine, che, in genere, non sono presenti in questi alimenti.

Eccessivo consumo di dolciumi comporta, dunque, carie,sov­rappeso e carenze vitaminiche (lievi).

Inoltre, in soggetti predisposti, può favorire l’insorgenza del diabete.

 

  • Eccessiva introduzione di sale (cloruro di sodio).

In Italia si introducono generalmente dai lO ai 15 grammi di sale (c1oruro di sodio), molto di più del nostro reale fabbisogno, che si aggira intorno ai 4-6 grammi.

Del sale assunto, solo una piccola quota è contenuto naturalmente negli alimenti e, in genere, più in quelli animali che in quelli vegetali (che sono più ricchi di potassio). la maggior parte del sale degli alimenti viene perciò aggiunto:

  • nei processi di trasformazione industriale dell’alimento;
  •  in cucina, durante la cottura;
  •  in tavola, al momento dell’assunzione.

L’eccessivo consumo di sale (cloruro di sodio) favorisce l’insorgenza della IPERTENSIONE ARTERIOSA, soprattutto in soggetti predisposti.

 

  •  Perché evitare l’abuso di alcool

L’alcool etilico è contenuto in molte bevande: il vino, la birra, aperitivi, digestivi e superalcolici vari (ad alto contenuto alcoolico).

Ogni grammo di alcool fornisce 7 chilocalorie, per cui un eccessivo consumo di bevande alcooliche può incidere anche sul peso corporeo.

Una modica assun­zione di bevande alcooliche (specie quelle a minor tasso alcoolico: vino e birra, un bicchiere a pasto), è, nell’adulto, accettabile; stimola, infatti, le funzioni di­gestive e dilata le coronarie, migliorando l’apporto di sangue al cuore.

Tuttavia un eccessivo consumo di alcool può determinare gravi conseguenze:

  • irritazione dell’apparato digerente (gastrite),
  • danni al fegato (cirrosi epatica),
  • danni al si­stema nervoso (disturbi psichici O neurologici; dipendenza dall’alcool),
  • può fa­vorire inoltre l’insorgenza di tumori (ad esempio il cancro della bocca),
  • è re­sponsabile, in Italia, di circa 30.000 morti all’anno.

Viene superato, come causa di morte, solo dalle conseguenze del fumo di sigarette (tumori polmonari e malattie bronco-polmonari croniche) che “vantano” al loro attivo 70-100 mila morti ogni anno!

Altri rischi

Un’altra malattia collegata ad errori qualitativi nella nostra dieta è la GOTTA, malattia considerata un tempo dei ricchi, collegata ad una alimentazione che solo le per­sone economicamente agiate potevano permettersi.

La gotta è determinata da un aumento dei livelli di ACIDO URICO nel sangue (IPER-URICEMIA), che provoca la deposizione di cristalli di questa’sostanza nelle articolazioni, che si infiammano, provocando dolori intensi.

L’aumento di acido urico è determinato da un eccessivo apporto alimentare di sostanze che ne facilitano la produzione nel nostro corpo: proteine ed acidi nucleici.

Poichè gli acidi nucleici sono contenuti nel nucleo della cellula, la gotta sarà favorita dall’assunzione di cibi costituiti da molte cellule.

Alcuni esempi sono le frattaglie, in particolare cervella, rognone, fegato, specie se accompagnate da abbondante consumo di bevande alcooliche.

Educazione alimentare: altri errori

Oltre agli errori fin qui elencati, che riguardano il contenuto della nostra dieta, in senso quantitativo e qualitativo, è possibile commettere altri errori alimentari che riguardano:     .

 

a) la preparazione e la conservazione delle pietanze.

Una prepa­razione non corretta di una pietanza può danneggiare le sue caratteristiche orga­nolettiche (sapore, odore, ecc.) ridurre il suo valore nutritivo e, a volte, determi­nare alterazioni dell’alimento nocive per la nostra salute.

 

  • Se lasciamo bruciare un arrosto, il sapore alterato lo renderà immangiabile;
  • facendo bollire il latte pastorizzato (che non ha bisogno di alcun trattamento di risanamento), lo pri­viamo di importanti principi nutritivi, distrutti dal calore (vitamine, in particolare);
  • quando la pasta non è cotta a sufficienza, l’amido è crudo ed è difficile da digerire, ecc.

Educazione alimentar: altri errori

a) Anche errori nella conservazione degli alimenti possono incidere sulla no­stra salute:

  • se il latte fresco non è messo in frigorifero va a male;
  • se le conserve non vengono preparate con le dovute precauzioni igieniche, l’alimento può essere contaminato da tossine, come quella botulinica responsabile della più grave in­tossicazione alimentare, il botulismo;

 

b) la distribuzione dei pasti nell’arco della giornata.

Molto fre­quente è la cattiva abitudine di saltare la prima colazione, riducendola, eventual­mente, ad una tazza di caffè, che non fornisce altre calorie che quelle contenute nello zucchero che vi si aggiunge.

La prima colazione deve essere abbondante e deve fornire almeno il 25% delle calorie giornaliere.

Si tenga presente, infatti, che la mattina abbiamo bisogno di “carburante” per poter iniziare la giornata, essendo digiuni da almeno 8 – 12 ore!

 

c) l’ambiente in cui si mangia e si digerisce.

L’assunzione di cibo necessita di una certa concentrazione, per cui sarebbe opportuno evitare di leggere o guardare la TV mentre si mangia.

L’apparato digerente deve “lavorare”intensamente dopo i pasti, specie se abbondanti e ricchi di grassi.

Bi­sogna perciò evitare di intraprendere intense attività fisiche subito dopo i pasti, evitare l’eccessivo raffreddamento o evitare di fare i bagni durante il periodo di­gestivo.

Mangiare davanti a fonti di calore, ad esempio, un forno, può esporci a temperature eccessive, che possono danneggiare lo stomaco e ritardare la dige­stione.

 

Il pasto deve diventare o meglio tornare ad essere, un’occasione di incontro per le famiglie, almeno la sera, visto che gli attuali ritmi lavorativi ci impongono molto spesso di consumare il pasto di mezzogiorno fuori casa.

 

Gli errori alimentari si ripercuotono negativamente sulla nostra salute.

Le malattie che essi favoriscono non compaiono dopo un singolo pasto “squilibrato”, ma sono, quasi sempre, il risultato di errori ripetuti per anni, che danneggiano lentamente, in modo subdolo, il nostro organismo.

Quando, per effetto di questi continui errori, la malattia si manifesta, il danno che i nostri organi subiscono, è spesso irreversibile.

A questo punto, il recupero di una corretta educazione alimentare, pur essendo necessaria per evitare l’aggravamento della malattia, non ci potrà più restituire una perfetta efficienza fisica.

 

L’adozione di un corretto comportamento alimentare ha dunque un signifi­cato PREVENTIVO, fondamentale per il mantenimento della nostra salute.

 

Come fare per migliorare la nostra educazione alimentare?

 

Perchè l’alimentazione sia fonte di salute e non di malattia, è necessario individuare un modello alimentare corretto, sano, a cui far riferimento per le no­stre scelte alimentari.

Attualmente si ritiene di poter individuare questo modello nella dieta mediterranea, di cui si è già accennato all’inizio del capitolo.

 

Recuperare queste sane abitudini alimentari non dovrebbe essere difficile per le famiglie italiane, che nella tradizione culinaria passata hanno fatto uso pro­prio dei cibi ora consigliati.

 

Ma, oltre che in famiglia, la dieta mediterranea deve essere proposta anche per i pasti che consumiamo fuori casa.

La ristorazione collettiva in tutte le sue forme, pubblica e privata (refezioni scolastiche, mense, ristoranti, self-service), invece di preoccuparsi di “placare la fame” o soddisfare la golosità sfrenata dell’utente, dovrebbe, piuttosto, offrirgli la possibilità di alimentarsi in modo sano anche fuori casa.

 

Su questa linea si pongono, ad esempio, le nuove direttive della Regione Lombardia per la refezione scolastica.

L’introduzione della dieta mediterranea nelle mense, oltre ad offrire una sana alimentazione, potrà essere un’ottima occasione di educazione alimentare per i ragazzi e le loro famiglie.

“A mangiar bene si comincia da piccoli” ed abituando, almeno nelle mense scola­stiche, i bambini ad una sana alimentazione, si riuscirà forse a formare degli adulti capaci di un corretto comportamento alimentare, magari coinvolgendo in questo cambiamento di abitudini anche le famiglie.

 

Educazione alimentare: linee guida

Per avvicinarci al modello proposto dovremo cercare di correggere gli er­rori, numerosi, che commettiamo giornalmente: le “linee guida” dell’Istituto Nazionale della Nutrizione ci forniscono le indicazioni per rimediare ai “guasti alimentari” quotidiani:

 

  • evitare il sovrappeso, con un apporto di calorie adeguato ai consumi energetici.

Se siamo sovrappeso occorrerà ridurre l’apporto calorico e, con­temporaneamente, aumentare l’esercizio fisico.

Per saziarsi senza rischiare il sovrappeso occorre scegliere cibi a bassa densità energetica, ossia meno ricchi di calorie, come i vegetali ricchi in fibra.

  • introdurre pochi grassi animali e colesterolo.

Condire con olio extra­vergine di oliva o con altri oli vegetali piuttosto che con grassi animali come burro, strutto, lardo, panna.

  • ad insaccati e carni grasse preferire pesce o carni magre (pollo, tacchino, coniglio), eliminando il grasso visibile;
  • scegliere latte parzialmente scremato anzichè intero e limitare il consumo di formaggi;

 

  • introdurre più fibre vegetali.

mangiare dunque più frutta, verdura e ce­reali integrali (pane, pasta e riso integrali).

Questi ultimi contengono amido, ma anche proteine, vitamine, sali minerali, lipidi e fibra: associati ai legumi (che aumentano il valore biologico delle proteine dei cereali) possono costi­tuire un monopiatto completo dal punto di vista nutritivo e tipico della dieta mediterranea: pasta e fagioli, riso e piselli, ecc.;

 

  • ridurre il consumo di zucchero: meno dolciumi (caramelle, cioccolato, torrone, ecc.), bevande zuccherate, torte e tortine, biscotti.

Piuttosto è bene sostituirli, nelle nostre merende, con pane, yogurt, frutta, verdura cruda.Iil “pinzimonio”,verdure crude condite con olio, sale ed un pizzico di pepe, stimola le secrezioni digestive, preparandoci ad affrontare un pasto).

Non eccedere nel consumo di zucchero ci permette di evitare il sovrappeso, la carie e, nei soggetti predisposti, il diabete.

Si sconsiglia, però di sostituire, senza adeguato controllo medico, allo zucchero, i “dolcificanti”, che presen­tano spesso dei rischi di tossicità.

 

  • ridurre il consumo di sale: aggiungendone meno in cucina e a tavola e utilizzando alimenti freschi, non trattati, perchè il trattamento industriale au­menta enormemente il contenuto di sodio (cloruro) degli alimenti.

Per salare è meglio il sale marino integrale, che non contiene solo cloruro di sodio, ma anche magnesio, fluoro e iodio.

Tra gli alimenti “trattati” industrialmente il sale è notevolmente presente negli insaccati, nei cibi inscatolati (aumenta il contenuto di sale fino a 50-100 volte!).

Anche i surgelati hanno un maggior contenuto di sale, perchè nella loro preparazione vengono prima sottoposti ad una “scottatura” con acqua bollente lievemente salata, per bloccare gli enzimi presenti nell’alimento.

 

  • variare frequentemente le combinazioni degli alimenti

Parlando di vitamine e sali minerali abbiamo già detto che variando le nostre scelte ali­mentari siamo sicuri di introdurre quantità sufficienti di queste sostanze (vitamine ed oligo-elernenti in particolare).

DIVERSIFICAZIONE

Inoltre la diversificazione ci per­mette di evitare accumuli di sostanze nocive (additivi, contaminanti) eventu­almente presenti in un particolare alimento.

 

E’ evidente che “educazione alimentare variegata” non vuol dire mangiare solo carne un giorno e solo frutta un altro, ma vuol dire scegliere consapevolmente.

Nell’ambito di ciascun gruppo di alimenti dobbiamo introdurre quotidianamente ciò che serve per avere un equili­brato apporto di tutti i nutrienti.

Dalle indicazioni di educazione alimentare già riportate possiamo capire come in ogni gruppo di alimenti esistano delle scelte preferenziali.

 

Così nel gruppo costituito da carni, insaccati, uova e pesce (che fornisce proteine, vitamine del gruppo B, ferro ed altri minerali), si consiglia un consumo prevalente di pesce, carni magre (pollame e coniglio) ed uova.

 

  • Pesce: 1-3 volte la settimana;
  • uova: 3 alla settimana;
  • pollame, coniglio: 1-3 volte alla settimana;
  • carne bovina e suina (esclusi gli insaccati): meno di 1 volta la settimana (massimo 3 volte al mese);
  • insaccati: meno di una volta alla settimana (massimo 3 volte al mese).

Queste sono le comuni indicazioni fornite a livello di educazione alimentare.

Nel complesso il consumo totale degli alimenti di questo gruppo dovrebbe superare le 6 volte alla settimana (almeno un alimento del gruppo al giorno).

Educazione alimentare – Ulteriori consigli

Nel gruppo del latte e derivati (latticini, formaggi, yogurt), che forniscono proteine, vitamine B e calcio, si ricordi di limitare i grassi: meglio i formaggi magri ed il lane parzialmente scremato.

 

Nel gruppo dei cibi che forniscono amidi (pane, pasta, patate, riso, cereali in generale) preferire i prodotti integrali più ricchi in fibra, proteine, sali minerali e vitamine (gruppo B).

Si consiglia un consumo quotidiano di pane, pasta ed altri prodotti integrali.

I cereali ben si integrano con i legumi, dei quali si consiglia un uso alternato: fagioli, piselli, lenticchie, ceci, ecc. (2-3 volte alla settimana).

Condimenti

Per condire, olio extra-vergine d’oliva o comunque oli vegetali (un buon olio di semi da consumare crudo), anzichè grassi animali.

Per friggere va usato l’olio d’oliva, mentre l’olio di semi va consumato solo crudo.

L’olio della frittura non va riutilizzato, perchè la cottura ripetuta sviluppa sostanze tossiche. I cibi fritti sono “pesanti” per la digestione e non devono essere consumati più di 2-3 volte al mese.

Frutta e ortaggi in abbondanza

Frutta ed ortaggi, che ci danno fibra e vitamine (A e C in particolare) pos­sono essere introdotti una o più volte al giorno.

Si consiglia ad esempio di iniziare i pasti con verdure crude e la prima colazione con un frutto e di sostituire alle “merendine” dolci un frutto anche al pomeriggio.

La frutta non andrebbe presa, invece, a fine pasto, come è nostra, cattiva, abitudine.

Infatti la frutta, per il suo contenuto in acqua e zuccheri è facilmente digeribile ed ha un rapido transito in­testinale. Se, invece, viene ingerita a fine pasto attraversa il canale alimentare molto più lentamente.

I suoi zuccheri vengono perciò attaccati dalla flora batterica, che determina processi fermentativi intestinali.

No ai cibi in scatola

Tranne i pelati, si sconsiglia un uso frequente di cibi in scatola.

Preferire quindi sempre frutta e verdura di stagione, quando possibile. Questa è una delle norme di educazione alimentare più comunemente ripetute.

 

Educazione alimentare: la scelta vegetariana

 

Nella dieta mediterranea (che corrisponde alla dieta del contadino meridio­nale povero degli anni ’50) il consumo della carne è sensibilmente ridotto, in particolare quella bovina.

Questa carne è quella che contiene più grassi saturi, che aumentano il colesterolo, favorendo l’insorgenza dell’arterosclerosi.

 

E’ possibile arrivare ad abolire completamente i cibi di origine animale, o, almeno, la carne, senza che ciò provochi delle carenze nutrizionali, ad esempio di proteine, sali minerali o vitamine.

Anche la dieta vegetariana può essere un modello di alimentazione sana, al quale far riferimento per le nostre scelte alimentari.

Problemi pratici della dieta vegetariana

Tuttavia, essendo piuttosto lontana dalle nostre comuni abitudini è più difficile accettarla; anche perchè spesso l’adozione di questo tipo di dieta comporta dei problemi pratici, quali:

  • la necessità di preparare dei pasti a parte, quando la scelta vegetariana coinvolge solo un membro della famiglia;
  • la scarsa conoscenza delle possibili combinazioni di alimenti per ottenere pasti completi dal punto di vista nutrizionale;
  • la difficoltà nel reperire menù vegetariani nelle diverse occasioni di ristorazione collettiva, quando si mangia fuori casa;
  • l’isolamento in cui ci si viene a trovare a tavola con amici o parenti che non comprendono questo tipo di scelta (è come se un astemio andasse a bere fuori con amici che amano “alzare il gomito”, oppure come un non fumatore in un gruppo di fumatori).

Vantaggi della dieta vegetariana

Nonostante queste difficoltà pratiche, esistono delle motivazioni serie per adottare una dieta vegetariana, le stesse che fanno ridurre, nella dieta mediterranea il consumo della carne, bovina e suina in particolare:

 

  • il rischio di tumore del colon è nettamente diminuito nei vegetariani, proba­bilmente per la presenza abbondante della fibra vegetale;
  • il rischio di infarto ed altre malattie collegate all’aterosclerosi (e quindi all’ipercolesterolemia).

Questo diminuisce nei vegetariani, perchè è collegato all’introduzione di grassi animali saturi, mentre i grassi di origine vegetale sono mono- o poli- insaturi e non aumentano il colesterolo nel sangue.

Gli animali da allevamento sono frequentemente sottoposti a trattamenti con farmaci: ormoni (estrogeni, androgeni, ecc.), antibiotici, beta-bloccanti, ecc.

Questi farmaci, che ritroviamo poi nella carne che mangiamo, possono favo­rire l’insorgenza di malattie, compresi i tumori.

L’abituale consumo di carne, anche se apporta proteine ad alto valore bio­logico, ferro e vitamine del gruppo B, può dunque essere meno sano per la nostra salute, rispetto alle diete vegetariane.

Da parte dei “carnivori” si ribatte che anche i vegetali sono ampiamente additivati: cosparsi di antiparassitari, fertilizzanti chimici, ecc, offrono anch’essi rischi tossici non indifferenti.

Ad esempio, la presenza di nitrati (usati come fer­tilizzanti) può favorire la formazione di sostanze cancerogene, le nitrosammine.

La scelta vegetariana deve perciò tener conto di questa obiezione: le coltivazioni “biologiche e biodinamiche” non utilizzano fertilizzanti chimici.

In sostanza è quindi possibile una scelta vegetariana “non inquinata”, acquistando ortaggi coltivati con questi metodi.

L’uso degli anti-parassitari, che, tra l’altro, è una delle principali cause di inquinamento del suolo e delle acque, può essere sostituito con una ‘lotta biologica” agli insetti.

Ad esempio, la Regione Emilia Romagna ha sperimentato, con successo, coltivazioni “sorvegliate” da insetti che non attaccano frutta ed or­taggi, ma che, al contrario, si cibano proprio degli insetti che solitamente dan­neggiando le coltivazioni.

 

Dunque la scelta vegetariana è possibile ed è sana.

Gli errori da non fare

  • Confondere la dieta vegetariana con l’abolizione della carne e la sua sostitu­zione con formaggi.

Questa non è dieta vegetariana, ma dieta-suicidio!

Infatti il formaggio ha un contenuto calorico ed un contenuto in grassi saturi maggiore della carne e questa sostituzione favorisce sia il sovrappeso che l’aumento del colesterolo nel sangue, con i rischi connessi (infarto, ecc.);

 

  • Cibarsi di vegetali senza un preciso criterio: è noto che le proteine vegetali hanno un basso valore biologico.

Solo opportune associazioni tra i vari alimenti di origine vegetale ci permettono di fornire un equilibrato apporto di amminoacidi essenziali.

Ottimale è l’associazione di cereali integrali e legumi.

Abbondante dovrà essere il consumo di verdure crude, che forniscono vita­mine, sali minerali e fibra.

 

Le diete vegetariane “strette” sono più difficili da elaborare perchè alcuni nutrienti sono poco presenti nei vegetali, in particolare le vitamine del gruppo B (soprattutto la B1).

Perciò si consiglia una dieta latto-ovo-vegetariana, che, con una modesta introduzione di alimenti di origine animale (latte, yogurt, uova); consente di coprire tutti i nostri fabbisogni nutrizionali senza grosse preoccupa­zioni.

Speriamo che tu abbia trovato informazioni utili sull’educazione alimentare in questo articolo.

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dieta mediterranea

Dieta mediterranea per perdere peso in modo sano

La dieta mediterranea viene a buon titolo ritenuta ormai da lungo tempo una delle diete più sane del pianeta.  Per migliaia di anni, solo i residenti delle coste del Mediterraneo potevano godere di questa deliziosa dieta.

dieta mediterranea

Vantaggi: linea + salute

olio extravergine d-oliva dieta mediterraneaLa dieta mediterranea abbinata ad una regolare attività fisica aiuta a perdere peso.

Ma non solo: la stessa abitudine alimentare mediterranea conduce ad una vita sana, con meno probabilità di sviluppare malattie croniche nel tempo.
La ricerca (soprattutto quella degli ultimi 10 anni) continua a dimostrare che una dieta ricca in alimenti vegetali e grassi sani in quantità controllate è ideale per dimagrire.

Gli studi dimostrano inoltre che, seguendo una dieta mediterranea, ci si protegge contro lo sviluppo di varie malattie, tra cui:

  • diabete di tipo 2
  • obesità
  • malattie cardiache
  • sindrome metabolica
  • alcuni tipi di cancro
  • demenza
  • malattia di Alzheimer

Il tutto, portando anche un vita più longeva.

Dieta mediterranea: stile di vita all’insegna di gusto e salute

cuoco italiano dieta mediterraneaLa dieta mediterranea è un vero e proprio stile di vita: una combinazione di gusto e salute. Non esiste un unico schema per la dieta mediterranea. In ogni regione d’Europa, dalla Spagna al Medio Oriente, si personalizza la dieta di base sulla base della produzione e disponibilità locale di cibo. Il tutto anche in linea con tradizioni e cultura.

 

Alimenti consumati nella dieta mediterranea

In tutte le zone del Mediterraneo sono di prima importanza gli alimenti vegetali: verdure, frutta, legumi, cereali integrali, noci, olive e olio d’oliva.

Fondamentale in tutta l’area mediterranea anche il consumo di alcuni formaggi, yogurt, pesce, pollame, uova e vino.

Questi alimenti costituiscono la base della dieta e forniscono migliaia di micronutrienti, antiossidanti, vitamine, minerali e fibre. Nutrienti che lavorano insieme per proteggere contro le malattie croniche e che controllati in quantità – ma anche in qualità – sono fondamentali nella perdita di peso.

Solo cibi freschi e di stagione

pasta col pesce dieta mediterraneaGli alimenti consumati nella dieta mediterranea sono freschi e di stagione; e possibilmente non trattati; devono essere cucinati e conditi in modo semplice. Per i condimenti, si privilegiano erbe aromatiche, limoni e olio extravergine d’oliva. E raramente si usa friggere.
Inoltre, utile alla perdita di peso ed essenziale nella dieta mediterranea è la presenza di solo piccole quantità di grassi saturi.

Per quanto riguarda i dolci e la carne, sono ammessi nella dieta mediterranea, ma non con cadenza giornaliera.

Stile di vita

dieta mediterranea stile di vitaLa dieta mediterranea si può considerare un modello da seguire per perdere peso e restare in buona salute. Questo vale anche per chi non vive lungo le coste del Mediterraneo.

Come si è detto, la dieta mediterranea non è solo una questione di alimenti, ma un vero e proprio stile di vita. Oltre al fattore alimentazione, c’è anche un fattore psicologico.

Infatti, si tratta di dedicarsi a selezionare alimenti freschi, di buona qualità; di impegnarsi a cucinare in modo sano, distogliendo se necessario anche del tempo dal lavoro; dedicare più attenzione al momento del pranzo, rendendolo piacevole.

 

Altra parte dell’equazione è l’incremento dell’attività fisica, che deve essere praticata con regolarità. Chi adotta da sempre questo stile di vita, probabilmente non ha bisogno di una dieta drastica poiché riesce ad evitare gli eccessi senza mai rinunciare al gusto.

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dieta dukan

Dieta Dukan: dimagrire tornando alle origini

Parliamoci seriamente: se vogliamo perdere peso la prima cosa che dobbiamo metterci in testa è quella di smettere di considerare il cibo come oggetto del desiderio. Ed ecco che entra in gioco il nutrizionista francese Pierre Dukan (ideatore della famosa “Dieta Dukan”). Egli afferma che per smaltire i chili di troppo è sostanzialmente necessario ritornare ad una alimentazione naturale. Quindi: proteine e verdure… dimenticandoci di cioccolata, pasta e pane, biscotti, birre, varie ed eventuali.

La dieta Dukan si basa su un’alimentazione nutriente e proteica

fish dieta dukanDunque all’origine della specie, mentre la donna coltivava la terra, l’uomo sia per istinto che per costituzione fisica si dedicava alla caccia e alla pesca. In origine certo non si parlava di sovrappeso, né tanto meno di malattie sociali come l’obesità. Pertanto l’essere umano mangiava appunto verdure, carni e pesce.

A determinare un cambiamento così netto nell’alimentazione, sarebbe quindi stato (secondo Dukan) il desiderio di un menù più gustoso, con zuccheri, grassi e carboidrati, ovvero una dieta più gratificante dal punto di vista emozionale. Giustamente, vista in quest’ottica, mangiare diventa anche un piacere psicologico, un modo per scaricare frustrazioni e solitudine. Ma il risultato ovviamente lo si può vedere poi allo specchio.

Al contrario, si può perdere peso (poi mantenerlo con uno schema alimentare preciso) con un menù sicuramente nutriente e proteico. Questo dovrebbe essere a base di alimenti come carne, pesce, uova e latticini magri, che sono in grado di sbloccare il metabolismo rallentato dell’uomo moderno.

Vantaggi della dieta Dukan

ragazza dieta dukanLa dieta Dukan ha sicuramente dei pregi, sia dal punto di vista della perdita di peso. sia di ordine pratico. Ed in dettaglio sono indubbiamente il fatto che:

  1. è una dieta facile (in quanto non occorre saper cucinare),
  2. ha poche regole da seguire a cui attenersi,
  3. è economica (i cibi previsti non sono costosi e si trovano in tutti i supermercati)
  4. ed è efficace.

È in pratica una dieta iperproteica in cui le proteine aiutano le cellule a consumare più energia, comportando un dispendio calorico e una perdita di peso veloce. Il che è anche incoraggiante, aiutando a proseguire la dieta.

Inoltre la dieta proteica colpisce il tessuto adiposo (chiamiamolo bianco), senza intaccare la massa magra, ovvero il tessuto muscolare e il grasso buono, sempre utile per la termoregolazione del corpo.

La dieta Dukan è molto pratica:

  • non occorre pesare gli alimenti pertanto si può seguire anche fuori casa
  • diversi alimenti sono consentiti senza limiti di quantità, il che è utile per tenere a bada l’appetito
  • inoltre le proteine hanno un effetto saziante…. a breve termine però.

Fase 1: si perde peso

La prima fase di attacco dura da 1 a 10 giorni. In 5 giorni si perde peso per circa 2-3 chili.

Alimenti consentiti

Questo grazie  ad un “effetto sorpresa”  (per cui potrebbero bastare persino solamente 24 ore di dieta) sul metabolismo del nostro corpo. Lo schema alimentare è a base di proteine quindi di cibi come:

  • carni,
  • pesci,
  • crostacei,
  • uova
  • e latticini magri

Sono permessi 72 alimenti in tutto; in più, 3 cucchiai al giorno di crusca d’avena.

Condimenti consentiti

E per condire sono ammessi:

  • salse di yogurt,
  • erbe aromatiche,
  • senape,
  • aceto
  • e formaggi magri.

dieta dukan in formaFase 2 – “periodo crociera”: si continua a perdere peso

Il secondo periodo che è quello che permette il raggiungimento del peso ideale si chiama periodo crociera. Possiamo dire che la dieta Dukan sia una dieta drastica, poiché permette un dimagrimento veloce.

Gli alimenti permessi sono più di cento: ai 72 cibi proteici e ai 6 tollerati della prima fase si aggiungono 28 tipi di vegetali.

Lo schema alterna uno o più giorni a base di proteine e verdure a periodi di proteine pure.

Si possono alternare 5 giorni di proteine e verdure a 5 giorni di proteine, oppure preferire l’alternanza di un giorno.

Infine si può scegliere un menù crociera 5 giorni su 7 e inserire il menù di attacco 2 volte la settimana.

Fase di consolidamento

Infine la fase di consolidamento che dura un numero di giorni pari al peso perso moltiplicato per 10 (Dukan potevi rendercela più facile!).

Ad esempio: per chi ha perso 10 chili questa fase dura 100 giorni. Ed è importante perché serve per non riprendere peso.

Inoltre, nella fase in cui sono ammesse le proteine e le verdure, è prevista ogni giorno:

  • una porzione di frutta (ovviamente tranne banana, fichi, uva e ciliegia)
  • e due fette di pane integrale,
  • due porzioni a scelta tra 80 g.di pasta cruda,
  • 200 g di cuscus,
  • 150 g. di legumi cotti, 125 g. di riso cotto.

Dukan ci ha permesso anche due pasti liberi, che però vanno distanziati da un giorno di dieta. Ma ci ha garantito che, seguendo il suo schema, si ha una perdita di peso ed un sicuro mantenimento. Non ci resta che provare!

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dimagrire camminando

Dimagrire camminando: istruzioni e segreti per riuscire

Vuoi perdere i Kili in eccesso in tutto relax? Ecco le istruzioni per dimagrire camminando. 10 segreti per riuscire a dimagrire camminando.

dimagrire camminando

A noi succede spesso e forse, sarà capitato anche a te. Parlando con le amiche ti capita di ascoltare quelle fantastiche storie dove loro, protagoniste, si sentono in gran forma perché hanno perso quei fastidiosi kili superflui…

Dimagrire camminando! Fantastico! Quei kili accumulati facilmente durante l’inverno e che, sempre facilmente, hanno perduto. Secondo le loro storie, sono dimagrite con il minimo sforzo, senza una dieta drastica e solo passeggiando. Sì, sono dimagrite camminando.

dimagrire camminando

Non sappiamo come sei fatta tu… Noi prendiamo sempre per buono quello che ci raccontano le amiche; ma, indaghiamo per toglierci i dubbi. Queste ricerche ci hanno portato ad una chiave di lettura delle storie che circolano (qualcuna racconta addirittura di essere dimagrita 10kg camminando).

E la vogliamo condividere con te, cosi da aiutarti nel tuo intento, fornendoti un approccio più completo per un’analisi delle informazioni che riceverai.

Condivideremo i 10 segreti per dimagrire camminando. Più un extra: i 5 benefici che si ottengono nel dimagrire camminando.

dimagrire camminando

 

dimagrire camminando 10 step infografica

 

I 10 segreti per dimagrire camminando

Il saggio recita: non è scontata la nascita del sole ogni giorno per l’uomo che ha sempre dormito.

camminare per dimagrire - istruzioni per dimagrire camminando

1. Primo segreto per dimagrire camminando: Calcola quanto bruci

Non esiste un segreto, nel senso che: quello che si brucia camminando è misurabile. Calcolare quanto bruci ti permette di porti degli obiettivi concreti, perché misurabili. Puoi calcolare la distanza che percorri e – in base al tuo peso – sapere quanti grassi bruci.

Secondo la formula di Arcelli:

[il tuo peso (kg) x distanza percorsa (km)] : 20 = grammi di grasso bruciati

formula di Arcelli

Facciamo un esempio: se pesi 50 kg e hai percorso 4 km, hai bruciato 10 grammi di grasso.

Questo è il calcolo svolto → (50×4): 20=10

In definitiva 10 grammi non sembrano molti; ma sono i piccoli risultati giornalieri che – sommati tra loro -, portano a dimagrire camminando.

Non resta che camminare con costanza, quindi e i benefici non tarderanno ad arrivare!

2. Secondo segreto per dimagrire camminando: Resta idratato

Se vuoi dimagrire camminando, fai attenzione a restare idratato bevendo spesso.

Per dimagrire camminando, è necessario camminare ed integrare l’alimentazione. Più sale l’intensità dell’esercizio, maggiore è il contributo percentuale del carburante “zuccheri”. Al contrario, negli sforzi leggeri (come la camminata), l’organismo brucia prevalentemente grassi. Ecco perché la camminata è ideale per bruciare i grassi.

dimagrire camminando bere acqua

 

Deve trattarsi di una camminata a passo sostenuto, in base al grado di allenamento; infatti, l’attività cardiaca incrementata porta a bruciare più calorie.

Quindi resta idratato bevendo.

E non eccedere con gli zuccheri e con i cibi grassi ed elaborati. Così l’organismo potrà pian piano consumare le riserve in eccesso.

3. Terzo segreto per dimagrire camminando: Mantieni uno spirito positivo

Non sei sportivo? Non importa. Per dimagrire camminando, l’importante è che l’attività sia piacevole. Questo aiuta ad impegnarsi ed essere costanti.

Coinvolgi un amico, per camminare in compagnia. Oppure ascolta la musica. Tutti possono dimagrire camminando, perché è un’attività che non ha un forte impatto fisico.  Affronta questa attività con uno spirito positivo, perché anche tu puoi farcela!

dimagrire camminando

Camminare è una soluzione eccellente per praticare attività fisica: ha una natura a basso impatto, che permette di non sovraffaticare le articolazioni.

Così, a chi non può fare sport ed è fuori allenamento, spesso il medico consiglia di camminare.

Si può camminare nel parco vicino casa, nel quartiere o al centro commerciale; nella pausa pranzo dal lavoro e anche in vacanza.

Se non ti senti portato per lo sport, non importa: mantieni uno spirito positivo e vedrai che anche tu puoi dimagrire camminando!

4. Quarto segreto per dimagrire camminando: Spalle dritte

Mentre cammini, mantieni le spalle dritte.  Non è vero che servono tecniche speciali di camminata: basta camminare assecondando il corpo. Il segreto per trarre il massimo dei benefici dalla camminata è una buona postura.

gambe dimagrire camminando

Le spalle devono essere dritte e rilassate. Il petto in fuori, gli addominali contratti e lo sguardo dritto in avanti. Normalmente, le braccia sono piegate, formando un angolo di 90° e accompagnano il movimento delle gambe.

Non occorrono scarpe tecniche, soprattutto all’inizio. Ma utilizza scarpe e abiti comodi, possibilmente sportivi.

5. Quinto segreto per dimagrire camminando: Vai a piedi quando puoi

Se puoi, vai a piedi e lascia stare la macchina. Cerca comunque di integrare la camminata con le altre attività.

È possibile dimagrire camminando, senza togliere tempo alle altre attività.

dimagrire camminando

Gli specialisti del dimagrimento soft consigliano di aggiungere periodi di camminata durante gli spostamenti giornalieri, così da non dover necessariamente iniziare una nuova attività sportiva.

Puoi fare degli spostamenti a piedi anziché in macchina e in pochi giorni noterai già dei progressi. Se non hai tempo per frequentare una palestra, magari puoi camminare con i tuoi figli, portare il cane al parco, puoi svegliarti mezz’ora prima per fare il giro dell’isolato…

6. Sesto segreto per dimagrire camminando: continuità – Camminare 30/60 minuti al giorno

Continuità; la camminata è un’attività che funziona alla grande se si applica con continuità. È molto importante che cammini tutti i giorni, meglio se 2 volte al giorno.

dimagrire camminando

Camminare crea una situazione fisica tale che il corpo attiva una microcircolazione continua; ed è proprio questa microcircolazione che stimola il corpo ad attivare le scorte di grasso accumulate. Per questo gli esperti consigliano di camminare almeno 30 minuti al giorno, per 5 giorni a settimana.

Per essere in salute, un adulto dovrebbe eseguire almeno 2 ore e 30 minuti di attività aerobica moderata ogni settimana; e l’esercizio  dovrebbe essere diluito nell’arco della settimana (non affrontato tutto in una volta!).

Per dimagrire camminando, si deve incrementare gradualmente l’esercizio; in linea generale, un buon programma è quello di camminare dai 30 ai 60 minuti al giorno.

dimagrire camminando programma 2 mesi

Un programma come questo affrontato con costanza porta al dimagrimento e ad un maggiore benessere.

7. Settimo segreto per dimagrire camminando: Non aumentare le calorie!

Per dimagrire camminando, ricorda di non aumentare le calorie. Mantieni la dieta abituale senza aggiungere dolci e spuntini. E scegli cibi facilmente assimilabili.

L’alimentazione; come abbiamo spiegato sopra, il camminare crea delle microcircolazioni e parallelamente un afflusso di sangue nelle fasce muscolari inferiori.

vita sana per dimagrire camminando

Se ci alimentiamo con prodotti in eccessiva quantità e a lenta assimilazione, creiamo nel corpo un eccessivo lavoro digestivo, con conseguente necessità di afflusso di sangue. Quest’afflusso non può trovarsi in sintonia con lo sport.

Ti consigliamo quindi di assumere alimenti a rapida assimilazione e in piccole dosi (cfr dieta delle tre ore) per evitare un rallentamento digestivo.

Frutta e verdura innanzitutto. Fondamentali sono anche le proteine; da privilegiare: pesce e carne bianca.

8. Ottavo segreto per dimagrire camminando: Segui una dieta bilanciata

Naturalmente, è importante seguire una dieta bilanciata, assumendo tutte le sostanze nutritive necessarie al nostro corpo.

verdure mangiare sano zucca pomodoro

Integrazione: opzionale, per semplificare la perdita di grasso e aumentare l’energia complessiva corporea durante il periodo di dimagrimento.

Per velocizzare il processo di dimagrimento è consigliabile (non obbligatorio) assumere integratori specifici.

Ne esistono una quantità enorme sul mercato, noi ne abbiamo testati differenti: Juice+, Herbalife, Maxxxo9, e PhenQ, Phen375, Phen24.

pillole per dimagrire phenq

PhenQ pillole brucia grassi

Prima di acquistare leggi come scegliere pastiglie per dimagrire efficaci.

9. Nono segreto per dimagrire camminando: Fai un piano di 2 mesi

La pianificazione è fondamentale. Decidere di dimagrire camminando è un’ottima scelta, ma il percorso va pianificato. Se il tuo obiettivo è perdere 10 kg in una settimana camminando, sei sulla strada sbagliata. La camminata, essendo un’attività a basso impatto fisico, ha necessità di un periodo più lungo.

dimagrire camminando

Pianifica almeno un periodo di 2 mesi, abbinando camminata, alimentazione ed integrazione.

Per dimagrire camminando, sii costante e rispetta il programma stabilito. Non lasciarti scoraggiare dagli impegni e dal caos della vita quotidiana: la tua salute è importante!

10. Decimo segreto nel camminare: Controlla i progressi

Monitora costantemente i tuoi progressi. Con un po’ di costanza, inizierai presto a notare dei risultati.

Riepilogando, camminare con costanza almeno 30 minuti al giorno per due mesi porta a dimagrire. A condizione che si continui a consumare le stesse calorie, senza aumentarle.

Se scegli la camminata per dimagrire, stai iniziando un’ottima strategia.

Inizia da subito a camminare e buona fortuna da Dieta Drastica!

dimagrire camminando

Quali benefici si ottengono nel dimagrire camminando?

Dimagrire camminando significa ottenere 5 importantissimi benefici:

  • perdere peso,
  • acquisire energia,
  • dormire meglio,
  • prevenire le malattie
  • ed essere di buonumore.

Vediamo perché.

1. Perdere peso bruciando più calorie

Per perdere peso, hai bisogno di fare meno sacrifici con l’alimentazione; sì, perché già consumi facendo esercizio fisico e quindi devi ridurre l’apporto calorico giornaliero in quantità minore rispetto a chi non fa esercizio

L’attività aerobica, oltre a bruciare calorie, rafforza la massa muscolare e con ciò incrementa anche il metabolismo; man mano che il grasso viene sostituito dai muscoli, il corpo inizia a bruciare più calorie.

2. Più energia

Il regolare esercizio fisico aiuta a ossigenare il sangue, che riesce a portare i nutrienti ai tessuti e riattiva il sistema cardiovascolare, con l’effetto di aumentare il tuo livello di energia.

3. Sonno migliore

L’esercizio migliora la qualità del sonno, ti permette di dormire meglio la notte e di prepararti meglio ad affrontare la nuova giornata.

Prevenzione delle malattie.

4. Il più grande vantaggio è la prevenzione delle malattie!

Le persone che fanno regolare attività fisica sono più in salute e si ammalano meno; spesso, esercizi regolari possono aiutarti a prevenire e gestire molti problemi di salute come la pressione alta, i tumori, il diabete di tipo 2 e l’obesità.

Incrementando i livelli di attività fisica migliori la circolazione del sangue e questo promuove un buon afflusso di sangue, riducendo i rischi di malattie cardiache, inclusi gli attacchi di cuore. L’esercizio fisico incrementa anche il numero di globuli bianchi; queste cellule combattono gli agenti patogeni che causano le malattie.

dimagrire camminando donna atletica sportiva bionda

5. Migliora l’umore

Runner’s high

Ma se scegli di dimagrire camminando avrai un altro vantaggio ancora: il miglioramento dell’umore!

Una camminata aiuta a sollevarti dallo stress e a sentirti meglio; questo perché l’attività fisica stimola il rilascio di sostanze chimiche che ci fanno sentire di buon umore, come le endorfine.

Questi agenti chimici creano quello che viene chiamato il “runner’s high“: quello stato di benessere che molte persone sperimentano dopo l’esercizio. Usare i muscoli ti aiuta a diminuire la tensione che spesso accompagna lo stress; dopo l’esercizio, ti senti meno stressato, più concentrato e più ottimista.

Anti-depressivo naturale

Ed ancora… La regolare attività fisica può incrementare la fiducia in te stesso. Può anche prevenire la depressione; da uno studio della Duke University Medical Center, è emerso che una camminata di 30 minuti o jogging tre volte a settimana può essere efficace come cura medica per sollevare dai sintomi della depressione.

PS. Se cerchi in rete, per esempio in Youtube, troverai delle guide anche video che spiegano “passo passo” come migliorare al massimo la tua tecnica nella camminata sportiva da applicare al dimagrimento. È bene ricordare che camminare significa assecondare il proprio corpo e già questo porta dei benefici elevatissimi; ma, se si vuole migliorare è necessaria tecnica.

Ti raccomandiamo di parlare al tuo dottore prima di fare cambiamenti nelle terapie in corso. Creare una routine giornaliera di allenamento richiede sacrifici e un’organizzazione e gestione del tempo; ma i benefici ti ripagheranno abbondantemente!

Per le persone in sovrappeso, dimagrire camminando significa migliorare la propria salute in modo naturale; ed ottenere benefici negli anni a venire.

Che aspetti? Scegli anche tu di tenerti in forma e dimagrire camminando!

dieta x dimagrire

Dieta x Dimagrire in fretta tornando in forma

Perché le diete non fanno dimagrire: la truffa delle case farmaceutiche. La dieta x dimagrire.

dieta x dimagrire

Questa è un’analisi sul perché le persone in sovrappeso non riescano a dimagrire recuperando la forma desiderata; affronteremo l’argomento della dieta x dimagrire ed anche l’aspetto della connessione con le case farmaceutiche.

 

Il corpo umano è creato per funzionare perfettamente sia in situazione di completo benessere che in situazioni di malessere localizzato. La moderna medicina, lo stile di vita e le credenze popolari trasmesse hanno fatto sì che il nostro corpo si sia trasformato, da una macchina perfetta ad una macchina annebbiata dalle informazioni errate esterne. Il continuo uso di medicinali per ogni problema che sorge, ha fatto sì che il nostro corpo non comunichi più correttamente le sue esigenze; è quindi cosa saggia tornare ad ascoltare il proprio corpo, nutrendolo come si deve.

 

Come curare il proprio corpo e tornare in forma con una dieta x dimagrire

È importante, per ottenere una salute completa e una consapevolezza del proprio corpo, portare il proprio fisico in uno stato di cura completo. Spesso affrontiamo un periodo di dimagrimento solo seguendo una dieta x dimagrire, senza valutare le conseguenze e gli obiettivi. Un esempio: una donna adulta, nel momento in cui vuole perdere peso, deve anche pensare a quale può essere la giusta dieta per dimagrire velocemente senza perdere il seno, oppure a degli accorgimenti per diminuire i segni dell’invecchiamento durante una dieta.

Quindi è molto importante, prima di iniziare una dieta per dimagrire, prendere atto che il proprio corpo ha delle necessità. L’alimentazione deve apportare tutti i nutrimenti necessari; ove non sia possibile assumere tutti i nutrimenti, si dovrebbe ricorrere ad integratori come Phenq. Infine, anche lo sport è necessario al giusto funzionamento fisiologico.

 

Tipi di dieta

donna-dieta-drastica

Esistono molti sistemi per dimagrire drasticamente sul mercato; sistemi che prevedono una dieta drastica ed aiutano il nostro corpo a perdere peso velocemente e a non recuperarlo:

  • Dieta Detox
  • La dieta a punti
  • Dieta a zona
  • La dieta tisanoreica
  • Dieta Dukan
  • La dieta con utilizzo di integratori togli fame e dimagranti

Qualunque sia la strategia prescelta, è necessario partire con una pianificazione del processo di dimagrimento.

 

Un esempio concreto di come fare una dieta x dimagrire:

Prima cosa da fare: Punto di partenza. Per dimagrire è importante capire da dove partiamo, utilizzare una centimetro morbido per misurare i vari punti del corpo e segnarli in una mappa denominata “mappa del corpo”; aggiungere poi il peso corporeo.

Seconda cosa da fare: Controllare cosa facciamo. Il diario alimentare è l’unico modo per capire dove sbagliamo e come possiamo migliorare; è necessario per 15 giorni segnare l’andamento alimentare: cosa mangiamo, quantità ed orario. Bisogna aggiungere anche che tipo di giornata passiamo (per le donne è necessario farlo 30 giorni, per includere i periodi ormonali legati al ciclo)

Terza cosa da fare: Pianificare. Un percorso di dimagrimento va pianificato. Segnare le scadenze degli obiettivi e basarsi su aspettative reali e fattibili. Decidere da subito cosa mangeremo e quando, scegliere l’integrazione e il piano di allenamento che andremo a seguire.

Quarta cosa da fare: Attivarsi. Spesso si stabilisce un piano di dimagrimento senza poi attivarsi; mentre, per dimagrire con una dieta è fondamentale iniziare.

Quinta cosa da fare: Metodo. Per dimagrire non basta una dieta x dimagrire: serve un metodo. Alimentazione, integrazione, sport.

 

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I nostri consigli per dimagrire velocemente:

Per dimagrire velocemente – non ci stancheremo mai di ripeterlo – è necessario metodo. Metodo non è “il sistema per dimagrire in 7 giorni a 49€”. Metodo è alimentazione, integrazione e sport. Se solo una di queste varianti salta, il risultato non potrà essere raggiunto.

 

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